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- Trasparenza nell’amministrazione dei servizi (3°parte): [...] la quale la privatizzazione è...
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- Adsl: [...] gateway è comunemente usato per...
- Sapienza: [...] metodo della domanda di moneta...
- Ministero economia finanze: [...] che è proposta, per la...
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- Economia Torino: [...] che perdono completamente di vista...
- Economia e commercio: [...] quella fornita dallo SNA) di...
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- Economia aziendale: [...] nel caso del lavoro non...
Trasparenza nell’amministrazione dei servizi (3°parte)
Pubblicato da Salvatore - 18/05/12 12:05:26 am
Ciò che ha di specifico e che la rende un passaggio fondamentale per il futuro del welfare è infatti qualcosa di più profondo, che riguarda non tanto l’estensione dei programmi sociali quanto la struttura interna del sistema, che, come abbiamo detto, assume sempre più una fisionomia mista e plurale. Gran parte dell’analisi condotta negli studi di caso nazionali inclusi in questo volume è appunto dedicata alla ricostruzione dei meccanismi organizzativi e politici che sembrano essere attualmente alla base del funzionamento di questi sistemi complessi. Secondo una rappresentazione diffusa sia negli ambienti accademici che in quelli politici, la ragione principale per la quale la privatizzazione è stata valutata positivamente dai policy makers è da ricercare nei fallimenti che caratterizzano la produzione pubblica di servizi sociali. All’origine di questo fallimento sta, come spiega Weisbrod (1988), l’incapacità dello stato di soddisfare la domanda sociale mar ginale, ovvero quella che si discosta di molto dalla domanda espressa dall’elettore mediano. Altre teorie, come abbiamo visto, insistono sull’inefficienza e sulla rigidità della burocrazia pubblica, sui vincoli a cui sarebbe tenuto il comportamento dello stato (Douglas, 1987). Una spiegazione che fonda il successo della privatizzazione sui fallimenti della regolazione pubblica appare tuttavia debole. In particolare, essa si basa su due presupposti entrambi discutibili. Il primo presupposto è che la scelta tra i diversi modelli regolativi disponibili venga adottata dai polio; makers sull’esclusiva base della convenienza economica. In base alle teorie del fallimento, infatti, la ragione principale per cui le politiche di privatizzazione vengono adottate da molti paesi europei consisterebbe nel fatto che esse garantiscono una fornitura più efficiente ed efficace di quella possibile seguendo altri modelli regolativi. Non c’è dubbio che l’introduzione di elementi competitivi nei sistemi di fornitura dei servizi sociali sia stata determinata soprattutto da imperativi economici. Sarebbe tuttavia alquanto riduttivo pensare che la privatizzazione sia semplicemente un adattamento a mutate condizioni ambientali che hanno richiesto un assetto più conveniente del sistema di offerta.
Le scelte e i processi decisionali che hanno dato corpo a queste politiche sono state assunte all’interno di una certa configurazione di alternative, di conseguenze e di preferenze fortemente influenzate dal contesto istituzionale e culturale in cui gli attori politici rilevanti hanno agito. Si tratta di politiche scelte non solo perché ritenute più convenienti, ma anche perché ritenute più appropriate, ovvero rispondenti a criteri di legittimità e coerenti con gli orientamenti ideologici e culturali dei policy makers.

Il secondo presupposto è ancora più sostanziale e riguarda quale modello teorico viene adottato per spiegare il passaggio da un modello di regolazione ad un altro (Cella, 1997). Seguendo l’impostazione delle teorie del fallimento, si suppone che il fallimento di un principio di regolazione comporti necessariamente la ricerca e l’adozione di un nuovo modello più efficiente. Il passaggio da un modello regolativo ad un altro si riduce così ad una scelta del mezzo (o dell’assetto) più efficiente. In realtà, come mostrano diverse teorie, i diversi modelli regolativi disponibili ai policy makers non costituiscono esclusivamente mezzi variamente efficienti ed efficaci a seconda del problema da risolvere e del contesto istituzionale e ambientale in cui il problema è inserito. Ogni modello regolativo, infatti, presuppone una forma specifica di coordinamento tra i soggetti che attuano la politica, entro cui soltanto certe modalità di relazione e di organizzazione assumono un senso.
Trasparenza nell’amministrazione dei servizi (2°parte)
Pubblicato da Salvatore - 18/05/12 12:05:56 am
Si tratta dunque di un processo eminentemente politico, che redistribuisce diritti e potere, modifica i policy networks e il quadro istituzionale in cui la politica sociale viene giocata, cambia la costellazione degli interessi coinvolti nelle politiche sociali, influenza le forme di definizione dei bisogni sociali. A partire dalla trasformazione dell’assetto organizzativo del sistema d’offerta, la privatizzazione innova radicalmente gli obiettivi e le strategie delle politiche sociali, gli interessi politici e sociali rappresentati nel policy making, la forma stessa del policy making, i criteri di inclusione e di esclusione dei cittadini dai benefici offerti da queste politiche.
Quale sia l’effetto che questi processi di innovazione hanno esercitato sull’assetto istituzionale delle politiche sociali e sulle forme del policy making rimane ancora largamente sconosciuto. Le scarse riflessioni sinora disponibili su questo punto conducono infatti a conclusioni contraddittorie e ambigue. C’è chi segnala che l’affidamento crescente di servizi a fornitori privati viene utilizzato come uno strumento di restringimento della spesa sociale, di riduzione della cittadinanza sociale e di razionamento dei servizi (Smith, Lipsky, 1993). Il suo significato politico non sarebbenquello economico di incrementare l’efficienza, bensì quello di rendere sostenibili politiche di razionamento dei servizi. In questa stessa prospettiva si collocano quelle interpretazioni che insistono sul notevoli vantaggi che gli attori politici traggono dalla delega di responsabilità pubbliche a soggetti privati e dalla conseguente depoliticizzazione dei processi decisionali inerenti le politiche sociali (Seibel, 1989).
Secondo altri, tuttavia, esiste una versione “benigna” o “soft” della privatizzazione, che prevede il trasferimento di responsabilità non tanto verso le imprese lucrative, quanto verso organizzazioni nonprofit, maggiormente disposte a tener conto di considerazioni di tipo qualitativo nella fornitura dei loro servizi (Salamon, 1993). Inoltre la privatizzazione viene vista come una strategia alternativa alla riduzione della spesa pubblica e al restringimento della platea dei beneficiari;
essa anzi consente di rendere più competitivo il sistema a parità di risorse impiegate, rendendo meno necessari i tagli al finanziamento pubblico (Le Grand, 1990). Infine essa favorisce la mobilitazione di risorse private ed una diversificazione dell’offerta. Secondo Kramer (1994), ad esempio, in diversi paesi la privatizzazione ha consentito nell’ultimo decennio il mantenimento, se non l’accrescimento, del livello d’offerta precedente. Queste interpretazioni, per quanto preziose, tuttavia non colgono in pieno la novità fondamentale della privatizzazione. Essa non consiste nel rendere più facile la riduzione della spesa pubblica né nel consentire, al contrario, il mantenimento del livello di copertura dei bisogni garantito in passato. Come abbiamo detto, infatti, la privatizzazione si presta ad un uso politico diversificato, né essa da questo punto di vista ha assunto una funzione univoca: a seconda dei contesti nazionali e politici, essa è stata adottata nel quadro sia di politiche di riduzione del welfare che di politiche di espansione o quantomeno di mantenimento del welfare. Ciò che ha di specifico e che la rende un passaggio fondamentale per il futuro del welfare è infatti qualcosa di più profondo, che riguarda non tanto l’estensione dei programmi sociali quanto la struttura interna del sistema, che, come abbiamo detto, assume sempre più una fisionomia mista e plurale.
Trasparenza nell’amministrazione dei servizi
Pubblicato da Salvatore - 18/05/12 12:05:24 am
L’introduzione delle regole della concorrenza ha messo sotto tensione la tenuta degli accordi neo-corporativi tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni apicali, traducendosi in una domanda generale di maggiore attenzione all’efficienza e alla natura contrattuale dei rapporti tra amministrazione pubblica e fornitori privati. Come spiegano Streek e Schmitter, «l’attribuzione di uno status pubblico ai gruppi privati implica ben più che il loro diritto ad essere consultati dal governo sui suoi atti legislativi [...], indica che loro condividono l’autorità dello stato nel prendere decisioni vincolanti e nel verificarne il rispetto». E così emerso il limite maggiore del modello sussidiario, ovvero il fatto che il sostegno finanziario pubblico ai fornitori privati (costituiti per lo più da organizzazioni nonprofit) ha lasciato ampio spazio allo sviluppo di legami particolaristici e alla sopravvivenza di forti inerzie organizzative. Si è così diffusa l’idea che una maggiore competizione possa restituire maggiore trasparenza e dinamicità al sistema misto di welfare, anche a prezzo di una riduzione del grado consolidato di consenso sociale e di compartecipazione di attori pubblici e privati alla realizzazione delle politiche sociali. Infine, la privatizzazione ha messo sotto tensione anche il modello del mutuo accomodamento, che caratterizza le politiche sociali dei paesi dell’Europa meridionale (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia).

Questo modello si fonda su un sostenuto sostegno finanziario pubblico a cui non corrisponde una altrettanto forte capacità né di regolazione autoritativa né di regolazione concertativa. Il sistema è risultato così fortemente esposto all’influenza di interessi particolaristici e clientelati, nonché alla sopravvivenza di un ampio settore di organizzazioni nonprofit che agiscono secondo una logica alternativa a quella dell’intervento pubblico. In questo quadro l’introduzione di alcuni meccanismi concorrenziali ha comportato la rapida diminuzione degli ampi margini di discrezionalità di cui hanno goduto a lungo sia le organizzazioni che forniscono servizi che i funzionari pubblici che controllano le leve del finanziamento pubblico. La privatizzazione ha così implicato un aumento della regolazione pubblica e della trasparenza, nonché una riduzione dello spazio d’azione del particolarismo e delle pratiche clientelati. In generale, dunque, il senso della privatizzazione consiste nell’introduzione di un nuovo meccanismo di coordinamento tra stato e fornitori privati – fondato sulla regolazione di mercato – e nella sua combinazione con le forme di regolazione precedentemente adottate. I nuovi modelli di welfare che emergono da questa massiccia introduzione delle regole del mercato nell’organizzazione della fornitura di servizi sociali, sono “misti” non solo perché coinvolgere attori, sia pubblici che privati, ma soprattutto perché includono diverse forme di regolazione e di coordinamento tra questi attori. La novità principale della privatizzazione sta soprattutto in questo secondo aspetto: non nel fatto di prevedere il coinvolgimento di attori privati peraltro tradizionalmente presenti nelle politiche sociali della grande maggioranza dei paesi europei (Paci, 1987), quanto nel pluralizzare e diversificare i modelli regolativi utilizzati per coordinare l’azione di quei soggetti. Considerata sotto questo aspetto, è indubbio che la privatizzazione non indichi semplicemente il passaggio ad un assetto più efficiente del sistema sotto il profilo economico, ma costituisce soprattutto una forma di ristrutturazione del sistema di offerta che altera la direzione di sviluppo delle politiche sociali nel loro complesso. Come afferma Starr (1989), la privatizzazione è un tentativo integrato di ridefinire il rapporto dello stato con 0 mercato e la società civile.
Infostrada
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 02:04:43 amIl Gruppo Infostrada Sports offre servizi innovativi e unici per l’industria dello sport.Infostrada Sports Group è attivo in monetizzazione dei diritti sportivi, produzione, distribuzione e pubblicizzazione contenuti sportivi e alla consultazione dei suoi partner come ottenere il massimo dai loro diritti di proprietà.

Il Gruppo Infostrada Sports è una delle poche aziende al mondo che può fornire questo intero ambito dei servizi. Il Gruppo Infostrada Sports ha una vasta conoscenza di tutte le forme di media e piattaforme multimediali e sa che di queste cause migliori piattaforme ognuna delle esigenze dei nostri clienti.L’innovazione è il fattore trainante per tutto ciò che facciamo e siamo alla continua ricerca di nuove forme di marketing. Cross media sfruttamento è una componente essenziale di tutti i serviziInfostrada Sports Gruppo. Infostrada Sports Group ha sviluppato un’esperienzaunica utilizzando modelli di business su misura appositamente per l’industriadello sport.
Tra gli altri, i Infostrada Sports partner del Gruppo sono costituiti da emittenti,organizzatori di eventi, federazioni sportive, club sportivi, agenzie media, i marchi, agenzie di marketing sportivo, editori, agenzie per i diritti, agenzie di pubblicità. I nostri dipendenti sono innovatori nel settore dei media sportivi e tutti vantanouna passione per quello che collega il Infostrada Sports Group ei nostri clienti:sport!
Con i Giochi di Londra all’orizzonte, Infostrada Sports è l’unico posto dove andare per i dati e quest’anno la società olandese ha collaborato con Roambi, il fornitore leader di applicazioni aziendali mobili, per visualizzare i dati in una varietà di visualizzazioni innovative per l’iPhone e iPad. Questa applicazione gratuita include i dati dalla guida rivoluzionaria forma al 2012, il medagliere virtuale, così come i dati delle ultime quattro edizioni dei Giochi estivi. Dopo il successo dei vari Infostrada Sports Group di contabilità sociale dei media, abbiamo sentito che i nostri fans meritava più di soli 140 caratteri di fatti sportivi e cifre. Per questo motivo abbiamo lanciato un nuovo sito web la settimana scorsa: www.infostradalive.com. Su questo sito forniremo ai nostri lettori con gli aggiornamenti sul mondo dello sport che solo Infostrada Sports Group può fornire. L’olandese canale televisivo a pagamento Eredivisie Live, dedicato interamente al Premier League olandese (Eredivisie), ha lanciato oggi ‘Sidekick Eredivisie’. Il Sidekick Eredivisie è una cosiddetta ’seconda applicazione a tutto schermo’ ed è sviluppato da Infostrada Sports Group in su richiesta della Eredivisie. Utilizzando il Sidekick Eredivisie, gli appassionati di calcio possono godere di una fonte aggiuntiva di informazioni approfondite durante la visione di partite di calcio. Nella corsa verso i Giochi Olimpici di Londra, RTL7 andrà in onda in cinque parti Medalrace documentario sui preparativi olimpici del sailing team olandese. RTL ha contratto Infostrada Sports Group per la produzione di questo programma.Footage sarà girato in luoghi come Perth e la sede olimpica in Weymouth. Lunedi ‘13 febbraio il primo SPORNEXT Congresso si è svolto a Oosterbeek.Unico nei Paesi Bassi, il congresso fa parte della comunità olandese SPORTNEXT marketing sportivo, di cui Infostrada Sports Group è il ‘presenting partner’. Questo significa che ISG è coinvolto nella fornitura di copertura video e la pubblicazione il video di qualsiasi evento SPORTNEXT.
Adsl
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:45 am
Un gateway è comunemente usato per stabilire una connessione ADSL. Asymmetric Digital Subscriber Line (ADSL) è un tipo di tecnologia Digital Subscriber Line, una tecnologia di comunicazione dati che consente velocità di trasmissione dati su linee telefoniche in rame di un modem tradizionale banda vocale in grado di fornire. Ciò avviene utilizzando frequenze che non sono utilizzati da una chiamata telefonica vocale. [1] A splitter, o DSL filtro, consente una singola connessione telefonica essere utilizzata sia per servizio ADSL e chiamate vocali al tempo stesso. ADSL possono generalmente essere distribuito solo su brevi distanze dalla centrale telefonica (l’ultimo miglio), in genere meno di 4 km (2 mi), [2], ma è stato conosciuto per superare gli 8 km (5 miglia) se il diametro del filo, originariamente fissate consente di ulteriore distribuzione.
Al centralino telefonico la linea termina in genere in un accesso di abbonato digitale multiplexer linea (DSLAM) in cui un altro splitter frequenze separa il segnale di banda vocale per la rete telefonica tradizionale. I dati trasportati dal ADSL sono tipicamente instradati sulla rete i dati della compagnia telefonica e alla fine raggiungere una convenzionale rete del protocollo Internet.
ADSL si differenzia dalla meno comune linea simmetrica Digital Subscriber Line (SDSL) in quanto la larghezza di banda (e bit rate) è maggiore verso i locali del cliente (nota come a valle) piuttosto che il contrario (nota come a monte). Questo è il motivo per cui si chiama asimmetrica. Provider, in genere del mercato ADSL come un servizio per i consumatori per fornire l’accesso Internet in una modalità relativamente passiva: in grado di utilizzare la direzione maggiore velocità per il download da Internet, ma non avendo bisogno di gestire un server che richiedono alta velocità in direzione opposta. Ci sono ragioni sia tecniche che di marketing perchè ADSL è in molti luoghi il tipo più comune offerto agli utenti domestici. Dal punto di vista tecnico, è probabile che sia più crosstalk da altri circuiti alla fine DSLAM (dove i fili di molte reti locali sono vicini gli uni agli altri) che presso la sede del cliente. In questo modo il segnale di caricamento è più debole al più rumorosa parte della rete locale, mentre il segnale download è più forte al più rumorosa parte della rete locale. Ha quindi senso tecnico per avere il DSLAM trasmettere ad un bit rate più elevato di quanto non faccia il modem sul cliente finale. Dato che l’utente tipica casa in realtà si preferisce una velocità di download più elevato, le compagnie telefoniche hanno scelto di fare di necessità virtù, quindi ADSL. Dal punto di vista marketing, limitando velocità di upload limita l’attrattiva di questo servizio a clienti commerciali, causando spesso ad acquistare maggiori servizi di linee affittate di costo, invece. In questo modo, esso i segmenti del mercato della comunicazione digitale tra gli utenti home e business.Attualmente, comunicazione più ADSL è full-duplex. Comunicazione full-duplex ADSL viene solitamente ottenuta su una coppia di cavi da una frequency-division duplex (FDD), cancellazione eco-duplex (ECD), o time-division duplex (TDD).FDD utilizza due bande di frequenza distinte, definite come le bande a monte ea valle. La banda a monte è utilizzato per la comunicazione da parte dell’utente finale alla sede centrale telefonica. La banda a valle è utilizzata per comunicare dalla centrale all’utente finale.
Sapienza
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:53 am
Il metodo della domanda di moneta utilizzato da Sdneider e Enste presenta vari problemi (discussi dagli stessi autori): a) non tutte le transazioni dell’economia sommersa vengono effettuate i n contanti; b) le cause dell’aumento della domanda di moneta possono essere molteplici e non solo le attività economi che sommerse; c) la velocità di circolazione della moneta può essere non identica nell’economia ufficiale e nell’economia sommersa e per ciascun paese andrebbero fatte stime sulla veloci la di circolazione della moneta separatamente per le due economie. Al di là degli aspetti metodologici occorre chiedersi cosa effettivamente si misura con questi metodi. Il principale limite di queste indagini consiste nel fatto che è spesso difficile ottenere direttamente informazioni affidabili e veritiere da parte di chi svolge attività che ha interesse a occultare, che è poi l’aspetto che si vuole rilevare.

Va tuttavia notato come solo apparentemente questo tipo di problema non si ponga per le statistiche ufficiali che si basano in molti casi sulle risposte fornite dai soggetti ai rilevatori dell’ISTAT Un tipo di approccio che, sempre sul piano delle rilevazioni dirette è ritenuto, almeno in parte, i n grado di ovviare alla reticenza a dichiararsi da parte dei lavoratori irregolari consiste nell’adottare il metodo delle persone informate introdotto da Bergonzini all’inizio degli anni Settanta per studiare il lavoro femminile in Emilia Romagna e attualmente riproposto con forza da Meldolesi (Meldolesi 1998). La risposta è che fondi» mentalmente si colgono tre fenomeni che hanno natura e caratteristiche economiche assai diverse: l’economia illegale; l’economia informale; la vera e propria economia sommersa.
Dal punto di vista statistico-economico sono definite attività illegali la produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibiti dalla legge (commercio di stupefacenti ecc.) e le attività produttive legali realizzate da persone non auto rizzate (esercizio di una professione senza i requisiti prescritti ecc.). Entrambi i tipi di produzione sono ricomprendibili all’in terno delle attività produttive. L a distinzione economicamente rilevante è tra attività illegale produttive o redistributive: soltanto le prime hanno un impatto sulla stima del PIL, mentre le seconde non implicano creazione di valore aggiunto. Al riguardo si distingue tra le transazioni per le quali esiste mutuo consenso tra compratore e venditore (vendita di droghe o d i merce rubata, pròstituzione ecc.), che sono incluse tra le attività produttive, e le altre attività dove tale accordo manca (estorsione, i l furto ecc.). Le attività produttive del settore informale sono quelle caratterizzate da un basso livello di organizzazione, da poca o nessuna divisione tra lavoro e capitale e da rapporti d i lavoro per lo più basati su relazioni di parentela o personali e sociali, in contrapposizione ai contratti formali.
Per economia sommersa si intende l’insieme della produzione legale d i cui la pubblica amministrazione non è a conoscenza e duna luogo senza che siano dichiarate, in tutto o in parte, le dimensioni delle attività svolte per poter evadere gli obblighi fiscali e contributivi; per sottrarsi all’osservanza delle norme sul salario minimo, sii l’orario di lavoro, sulla sicurezza sul luogo di lavoro ecc; il sommerso in questa accezione non comprende i l cosiddetto sommerse statistico che include le attività non rilevate a causa delle inefficienze del sistema statistico, della effettiva difficoltà di rilevare taluni tipi di unità produttive (ambulanti, liberi professionisti, consulenti ecc.).
Ministero economia finanze
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:15 am
L’obiettivo, esplicitato per esempio da Meldolesi, di giungere attraverso le persone informate a una rilevazione statistica vera e propria, o più precisamente a una microstatistica realizzata misurando lo scarto tra quanto viene dichiarato dai diretti interessati e quanto emerge invece dai terzi, sembra discutibile. Molto più percorribile e feconda in termini conoscitivi risulta la strada così detta dell’ibridazione, nella quale i metodi diretti vengono utilizzati per approfondire singoli aspetti problematici (legati per esempio a un settore e a un territorio specifici) evidenziati all’interno di una cornice di tipo quantitativo ottenuta attraverso metodi di tipo indiretto. E, d’altronde, come abbiamo precedentemente mostrato, questa la strada che, attraverso l’incentivazione di rilevazioni a livello locale, viene auspicata dallo stesso Comitato per l’emersione ed è ancora questa l’ipotesi che è proposta, per la prospettiva, nelle conclusioni della nostra ricerca. Ricerca che, in questa fase, presenta un quadro quantitativo che, pur articolato territorialmente, richiede di essere ulteriormente specificata da punto di vista qualitativo (quali sono i soggetti coinvolti, quali le implicazioni e i problemi), per contribuire operativamente al funzionamento di meccanismi di emersione.

Un tipo di approccio che, sempre sul piano delle rilevazioni dirette è ritenuto, almeno in parte, i n grado di ovviare alla reticenza a dichiararsi da parte dei lavoratori irregolari consiste nell’adottare il metodo delle persone informate introdotto da Bergonzini all’inizio degli anni Settanta per studiare il lavoro femminile in Emilia Romagna e attualmente riproposto con forza da Meldolesi (Meldolesi 1998). Tale metodo consiste nel ricorrere alle informazioni sul fenomeno oggetto dello studio provenienti da persone che non ne sono direttamente coinvolte, ma che, per motivi diversi si presume ne abbiano una buona conoscenza. Secondo alcuni autori, nel caso dell’economia sommersa, questa metodologia permetterebbe, rivolgendosi a terzi, di ovviare al grave inconveniente della scarsa affidabilità delle notizie ricavabili dai diretti interessati al fenomeno. Esistono tuttavia limiti evidenti a tale metodo: i n primo luogo esso si basa sull’assunto, tutt’altro che dimostrabile, che le persone considerate informate lo siano veramente e, soprattutto, che esista presso di loro una maggiore libertà e obiettività rispetto ai diretti interessati (dubbi di carattere etico). Se, inoltre, questo tipo di metodologie possono raggiungere un qualche obiettivo conoscitivo di carattere qualitativo, e soprattutto possono rappresentare utili integrazioni a indagini condotte con altri strumenti (sia diretti sia indiretti), maggiori dubbi esistono sul fatto che questo tipo di procedura possa consentire di arrivare a una quantificazione del fenomeno stesso. L’obiettivo, esplicitato per esempio da Meldolesi, di giungere attraverso le persone informate a una rilevazione statistica vera e propria, o più precisamente a una microstatistica realizzata misurando lo scarto tra quanto viene dichiarato dai diretti interessati e quanto emerge invece dai terzi, sembra discutibile.
Molto più percorribile e feconda i n termini conoscitivi risulta la strada così detta dell’ibridazione, nella quale i metodi diretti vengono utilizzati per approfondire singoli aspetti problematici (legati per esempio a un settore e a un territorio specifici) evidenziati all’interno di una cornice di tipo quantitativo ottenuta attraverso metodi di tipo indiretto. E, d’altronde, come abbiamo precedentemente mostrato, questa la strada che, attraverso l’incentivazione di rilevazioni a livello locale, viene auspicata dallo stesso Comitato per l’emersione ed è ancora questa l’ipotesi che è proposta, per la prospettiva, nelle conclusioni della nostra ricerca.
Economia Torino
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:22 am
Le indagini dirette sono immediatamente calibrate sull’obiettivo e quindi rispondono meglio di altri metodi alle esigenze della ricerca. Esse permettono infatti di cogliere aspetti del fenomeno indagato che sfuggono a livello aggregato. In genere si tratta di indagini condotte a livello locale su gruppi particolari e circoscritti della popolazione, normalmente quelli ritenuti a maggior rischio di lavoro nero. Tenuto conto dei costi nell’impianto e nella realizzazione della rilevazione tali ricerche rischiano di essere episodiche e non consentano di delineare tendenze nel corso del tempo. In generale si tratta di indagini condotte essenzialmente dal punto di vista dell’offerta di lavoro: hanno interesse a capire chi sono i lavoratori irregolari, più che quanti sono. Nonostante quindi i risultati raggiunti siano difficilmente generalizzabili, si tratta comunque di indagini di grande interesse conoscitivo, indispensabili nella misura in cui vanno, almeno parzialmente, a colmare quelle lacune presenti nei metodi di stima indiretti che perdono completamente di vista le caratteristiche di coloro che sono coinvolti in forme di lavoro sommerso. In Italia, nel corso degli ultimi trent’anni, sono stati svolti numerosi di questi approfondimenti soprattutto su alcuni segmenti della popolazione.

In un primo tempo oggetto privilegiato d’indagine sono state prevalentemente le donne lavoranti a domicilio mentre oggi l’attenzione è più spostata verso l’universo giovanile, ma anche verso componenti più specifiche e maggiormente a rischio di lavoro nero come disoccupati, cassa-integrati e pensionati. Tali ricerche si sono tuttavia scontrate con difficoltà rilevanti nella misura in cui, le persone coinvolte in questo tipo di attività non ne parlano volentieri. Il principale limite di queste indagini consiste nel fatto che è spesso difficile ottenere direttamente informazioni affidabili e veritiere da parte di chi svolge attività che ha interesse a occultare, che è poi l’aspetto che si vuole rilevare. Va tuttavia notato come solo apparentemente questo tipo di problema non si ponga per le statistiche ufficiali che si basano in molti casi sulle risposte fornite dai soggetti ai rilevatori dell’ISTAT Un tipo di approccio che, sempre sul piano delle rilevazioni dirette è ritenuto, almeno in parte, i n grado di ovviare alla reticenza a dichiararsi da parte dei lavoratori irregolari consiste nell’adottare il metodo delle persone informate introdotto da Bergonzini all’inizio degli anni Settanta per studiare i l lavoro femminile in Emilia Romagna e attualmente riproposto con forza da Meldolesi (Meldolesi 1998). Tale metodo consiste nel ricorrere alle informazioni sul fenomeno oggetto dello studio provenienti da persone che non ne sono direttamente coinvolte, ma che, per motivi diversi si presume ne abbiano una buona conoscenza. Secondo alcuni autori, nel caso dell’economia sommersa, questa metodologia permetterebbe, rivolgendosi a terzi, d i ovviare al grave inconveniente della scarsa affidabilità delle notizie ricavabili dai diretti interessati al fenomeno. Esistono tuttavia limiti evidenti a tale metodo: in primo luogo esso si basa sull’assunto,tutt’altro che dimostrabile, che le persone considerate informate lo siano veramente e, soprattutto, che esista presso di loro una maggiore libertà e obiettività rispetto ai diretti interessati (dubbi di carattere etico). Se, inoltre, questo tipo di metodologie possono raggiungere un qualche obiettivo conoscitivo di carattere qualitativo, e soprattutto possono rappresentare utili integrazioni a indagini condotte con altri strumenti (sia diretti sia indiretti), maggiori dubbi esistono sul fatto che questo tipo di procedura possa consentire di arrivare a una quantificazione del fenomeno stesso.
Economia e commercio
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:50 am
Una seconda fattispecie, ben distinta dalla precedente è, per La, quella del contoterzismo che riguarda l’artigiano, l’operaio industriale o la piccola impresa e che può avere carattere strutturale o può invece essere tipico dei momenti d i start up per diventare poi diseconomico nei momenti di consolidamento produttivo; comunque sia si tratta dell’altra faccia del lavoro legale: u n doppio, o un’ombra che i n qualche modo ne consente la sopravvivenza. Infine l’ultima forma è quella della criminalità organizzata dove i l lavoro nero è eretto a sistema di mercato creatore di ricchezza e di impieghi clandestini.
Infine possiamo segnalare distinzioni d i lavoro sommerso che fanno riferimento alle categorie sociali che vengono coinvolte e che disegnano problematiche occupazionali e sociali profondamente diverse. Un significato assume infatti il sommerso per quelle persone, soprattutto giovani, che si trovano in una fase d’ingresso nel mercato del lavoro; senso ben diverso ha invece quando forme di lavoro in parte o completamente irregolari coinvolgono una popolazione adulta, soprattutto donne, che altrimenti non troverebbero altra opportunità lavorativa. Una volta giunti a una definizione condivisibile e condivisa (come quella fornita dallo SNA) di ciò che è da intendersi con lavoro sommerso, il problema della sua identificazione nella realtà e quindi della sua quantificazione e qualificazione non è tuttavia completamente risolto.

Identificare significa infatti riconoscere o individuare in base a una sufficiente quantità di elementi probanti. Secondo il dizionario della lingua italiana, sommerso è ciò che è completamente ricoperto dalle acque. Sappiamo tuttavia bene come sia difficile identificare in modo chiaro e preciso qualcosa che si trova completamente immerso nell’acqua; quand’anche la profondità a cui si trova è tale da lasciare intravedere l’oggetto, ne potremo avere un’idea approssimativa ma mai un’immagine fedele. Per ottenerla esistono due soluzioni possibili: o ci immergiamo dotati di una maschera da sub che ci consente una visione chiara ma molto limitata per quanto riguarda l’ampiezza dello spettro visivo, o cerchiamo di abbassare il livello dell’acqua facendo emergere ciò che è sommerso. Uscendo dal mare delle metafore e tornando al lavoro, queste due operazioni (immergersi con una maschera da sub o abbassare il livello dell’acqua) corrispondono ad altrettante possibilità che abbiamo per arrivare a misurare e, più in generale a conoscere, tale fenomeno: in un caso, attraverso indagini dirette si può arrivare ad avere una visione realistica e dettagliata, ma circoscritta e non generalizzabile del lavoro sommerso; nell’altro caso, attraverso metodologie indirette si può tentare di far abbassare il livello dell’acqua e lasciare che, dalla manipolazione di dati di carattere macroeconomico, emerga almeno parzialmente ciò che normalmente è sommerso. Prima di passare in rassegna alcuni esempi di entrambe queste possibili metodologie, va tuttavia ricordato che, vista la già citata particolare natura del fenomeno analizzato, come sostengono Shneider e Enste (Shneider, Enste 2000) stimare l’economia sommersa può essere considerato come il compito nello svolgere il quale la pervicacia e la passione scientifica di conoscere l’inconoscibile raggiungono il loro apice. Va inoltre tenuto presente che, come è stato messo in evidenza dalla letteratura, se è indubbiamente importante poter stimare la presenza di lavoro sommerso presente in uno stato, in una regione o in un determinato contesto territoriale, assai più importante risulta capire le ragioni che stanno alla base di tale presenza e gli aspetti dinamici che la caratterizzano.
Economia sapienza
Pubblicato da Salvatore - 28/04/12 12:04:11 am
All’interno dell’economia sommersa possono, a loro volta, essere individuati due ulteriori componenti, il sommerso d’azienda e il sommerso di lavoro. Siamo in presenza di sommerso d’azienda quando restano sconosciuti sia l’azienda sia i l lavoratore. Tale tipologia di sommersoappare spesso in connessione con situazioni in cui il lavoro nero diviene elemento strutturale del sistema produttivo in aree territorialmente definite e con il coinvolgimento della maggior parte dei lavoratori e dei produttori. JiLha, invece, sommerso di lavoro laddove le aziende regolari utilizzano manodopera aggiuntiva o occultano parte dellajprestazione lavorativa dei dipendenti. In questo caso si tratta di attività di aziende emerse che si avvantaggiano dell’economia sotterranea per ridurre i l costo del lavoro e gli altri oneri imposti dalla legge ottenendo immediati vantaggi concorrenziali. In linea generale la mancanza d i u n grado sufficientemente elevato di organizzazione e consapevolezza dei lavoratori o la carenza di controlli permettono al datore di lavoro di imporre la rinuncia ai diritti garantiti dalla legge. Complessivamente le attività maggiormente coinvolte sono l’agricoltura, i servizi alla persona e l’edilizia.

3. Rapporti di lavoro nero che nascono esclusivamente per ridurre i costi connessi all’attività di impresa. S i tratta della tipologia più diffusa i n Italia, all’origine della quale v i sono da un lato gli elevati oneri fiscali e contributivi e, dall’altro, l’impossibilità di realizzare una flessibilità salariale i n deroga ai minimi contrattuali. Il confronto con le esperienze di altri paesi dimostrerebbe come vi sia una diretta correlazione tra economia sommersa e gravità degli oneri economici, amministrativi e organizzativi imposti dalla legge. In una direzione definitoria simile si muove Sestito quando, in un recente convegno (CNEL 2000) sostiene che i l sommerso coinvolge tanto i soggetti garantiti (doppio lavoro) quanto quelli che si trovano i n una condizione di bisogno. In particolare vengono distinte, anche i n questo caso tre tipologie di sommerso.
1. Il sommerso evasivo motivato da esigenze di evasione contributiva oppure per non rinunciare a trasferimenti previsti dal sistema di welfare.
2. Il sommerso da regolazione che serve alla regolamentazione dei mercati del lavoro (fenomeno questo i n parte ridotto grazie alla crescente introduzione d i strumenti di flessibilità) e dovuto in larga misura al mal funzionamento dei controlli messi in atto dalla pubblica amministrazione.
3. Il sommerso per motivazioni contrattuali – produttive, in questo caso è usato da imprese a basso valore aggiunto (tipicamente nel meridione) che non sono i n grado d i pagare salari medi,oppure, dal lato dell’offerta si è i n presenza di un livello d i indigenza tale da consentire l’accettazione di livelli salariali molto al di sotto della media. In campo internazionale, i l sociologo Laé distingue, a proposito delle diverse tipologie di sommerso, tre differenti stadi che corrispondono ad altrettanti contesti socioeconomici (Laé 1989). Al primo livello si sviluppano delle forme di lavoro nero disperse, parcellizzate, relativamente poco organizzate, che si incollano agli stretti bisogni degli individui: si pensi a quelle occasioni di lavoro (lavoretti), tipicamente urbane, ma anche agricole, in parte, che consentono agli individui di racimolare quello che serve loro per far fronte alle esigenze primarie, ma anche ad alcune fasce della popolazione (giovani) per far fronte a esigenze particolari; questa nebulosa di occasioni si inscrivono incontestabilmente in un quadro di precarietà e marginalità.
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