Archivi del mese maggio, 2010

Parlare di Borsa

Ebbene, come tanti blog abbiamo commesso il solito errore di scrivere di economia parlare di Borsa, mercati, e quant’altro senza pensare ad un vero e proprio dizionario finanziario che spieghi meglio determinati termini tecnici che spesso ci mettono k.o. Però prima di addentrarci in innumerevoli tecnicismi da capogiro, pensiamo ad una domanda semplice ma efficace: com’è nata la Borsa? Ecco allora a voi, un po’ di storia.La fondazione delle Borse si fa risalire secondo alcuni al Collegium Mercatorum dei Romani nel V sec. a.C.; altri invece affermano che la Borsa, quale è oggi generalmente intesa, ha avuto origine nel XV sec. nelle città mercantili delle Fiandre, della Francia, della Germania e dell’Italia.

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Dato il continuo aumentare delle corporazioni di arti e mestieri e delle connesse attività produttive e commerciali, i mercanti e i banchieri sentirono il bisogno di riunirsi a intervalli regolari e in luoghi prefissati, per svolgere i loro affari. Si ritiene che il termine derivi dalla denominazione di una famiglia di banchieri di Bruges, i Van de Bursen, i quali svolgevano il commercio del denaro in un palazzo il cui frontone era ornato dal loro stemma raffigurante tre borse.

Nel 1487 la città di Anversa, succeduta a Bruges come centro di traffici, fondò la prima Borsa dell’Europa occidentale e diventò la più importante città europea per il commercio del denaro; nel 1561 ad Amsterdam fu fondata una Borsa che sostituì quella di Anversa e che si dedicò sia alle contrattazioni di merci sia a quelle di valori. A Londra Thomas Gresham aveva fondato nella City, sin dalla seconda metà del XVI sec., il Royal Exchange che nel 1773 assunse il nome attuale di Stock Exchange.

In seguito furono costituite numerose Borse nelle principali città europee: nel 1685 fu fondata la Borsa di Berlino, nel 1699 quella di Basilea, nel 1762 quella di Vienna, nel 1792 quella di New York, meglio conosciuta sotto il nome di Wall Street dal nome della strada in cui si trova; nel 1801 quella di Bruxelles, nel 1808 quella di Milano, nel 1821 quella di Roma, nel 1831 quella di Madrid, nel 1850 quella di Ginevra, e in seguito quelle di Genova, Torino e di altre città italiane.

Le Borse hanno anche favorito la rapida mobilizzazione dei capitali e la loro concentrazione in imprese sempre più importanti nel campo nazionale e internazionale. Hanno così  reso possibile il grande sviluppo del capitalismo commerciale e industriale e dell’attività economica europea a partire dal XVI sec. Durante il XIX sec. e più ancora nel XX le Borse, in particolare quelle di Londra, New York e Parigi per la loro importanza finanziaria, svolsero la funzione di catalizzatori dell’economia mondiale, a ciò facilitate dai più perfezionati mezzi di trasporto e di comunicazione, dai più rapidi ed efficienti strumenti di informazione e di esecuzione degli ordini, dal più diffuso uso dei magazzini generali di deposito e delle sovvenzioni creditizie sulle fedi di deposito e note di pegno (warrants), dalla maggiore funzionalità delle banche e dalla creazione delle stanze di compensazione, nonché da una più completa e aggiornata legislazione che disciplina tutta la materia e dal coordinato e pieno riconoscimento degli usi di Borsa, cioè di norme speciali di rilevante importanza formale e sostanziale, sempre osservate, integrative delle norme di legge e aventi eguale obbligatorietà.

Borsa

Rappresentano il proseguimento logico e nel tempo, in forma moderna e continuativa, delle grandi fiere ed esposizioni periodiche che si tenevano nei secoli precedenti. Vi vengono trattati beni di forte produzione e di largo consumo (metalli, carbone, petrolio, gomma, cereali, caffè, zucchero, semi oleosi, vini, lana, cotone, seta, ecc.) in quantitativi tipici denominati lotti su campione o su denominazione univoca della specie preventivamente determinata, con notevole possibilità di trasmissibilità nel tempo e nello spazio.

Le contrattazioni si intendono a termine (cioè a scadenza fissa), sono svolte da personale autorizzato (commissionari o mediatori) e sono vincolate a condizioni particolari e a schemi tipici che regolano il mercato. La pluralità delle contrattazioni dà luogo alla formazione di prezzi medi utilizzati per la compilazione del listino che assume funzione ufficiale e quindi vincolante, per ogni riferimento di giusto prezzo nelle transazioni fuori Borsa e nelle piazze circostanti, nelle controversie, nelle liquidazioni coatte. I rapidi mezzi di comunicazione e la pubblicità che viene data a questi listini ufficiali permettono, con opportune operazioni di arbitraggio da parte della speculazione, di ottenere un quasi generale allineamento o livellamento dei prezzi su scala mondiale. La sola Borsa merci esistente in Italia, intendendo come tale un istituto funzionante analogamente alle Borse valori, è quella di Milano. In altre città quali Genova, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, ecc. si svolgono rilevazioni di prezzi e contrattazioni senza che si abbiano però le limitazioni e le garanzie offerte dall’istituzione delle Borse ufficiali.

Enel energia

“Per la rete di distribuzione del gas Enel abbiamo ricevuto una dozzina di offerte sia da fondi che da gruppi industriali. Stiamo procedendo con la scrematura. Manteniamo il nostro impegno di vendere la rete entro il 2010″. Queste le parole di Fulvio Conti, AD del gruppo italiano deciso a cedere la rete di distribuzione del gas spagnola di proprietà di Endesa.

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Il gruppo italiano ha, inoltre, raggiunto un accordo con Egas al fine di estendere la loro cooperazione al settore del Gas Naturale Liquefatto per portare avanti le attivita’ gia’ individuate dai rispettivi gruppi di lavoro e per condurre congiuntamente studi, scambi di informazioni e negoziati con le terze parti coinvolte e con le Autorita’ interessate.

Ma la questione che ad oggi scotta, si sa: è il nucleare. A tal proposito Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, non teme che i ritardi della politica possano avere effetti sul programma di costruzione delle centrali nucleari.

Conti ne ha parlato con i giornalisti a margine di una lezione tenuta al dipartimento di Economia dell’Università  di Tor Vergata.

“I miei programmi partono dal 2011. Se non ci fosse ancora nulla a fine 2012 o nel 2013 allora sarebbe difficile avere una centrale nel 2019”, ha risposto Conti ai giornalisti che paventavano ritardi nel calendario dopo le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.

Il titolo intanto chiude in positivo (+2,77%) spinto dall’accordo fatto con l’Egitto per la cooperazione nell’identificazione di nuove aree da esplorare nella valutazione di nuove opportunita’ del gruppo di accedere ad ulteriori concessioni, come quella nel Delta del Nilo nella quale la societa’ ha avuto accesso con Total nel maggio dello scorso anno.

Sesso e Finanza

Sesso è di gran lunga la ricerca più alta in Google. Purtroppo, in Internet, uno dei contenuti più ricercati è proprio la pornografia o i siti che parlano di sesso. Fate un giro di ricerca a caso su Google con parole che contengano sesso e lo confermerete. I risultati sono di milioni di siti contro le poche centinaia di migliaia che parlano di sport, per esempio: tema quest’ultimo particolarmente educativo. Comunque questo trend della Rete non è di certo un segreto. Anzi. L’asta del dominio sex.com è pubblica. Il proprietario del dominio, Escom LLC, risulta in via fallimentare da mesi ed era disposto a vendere uno dei suoi beni più preziosi: L’ambito dominio di sex.com.

Il romanzo di Sex.com scritto da Kieren Mcarthy

Il romanzo di Sex.com scritto da Kieren Mcarthy

Questo mercato di compra vendita di domini, ancora poco conosciuto in Italia offre redditi che non s’immaginano neanche. Il famigerato sex.com venne a costare nel 2006 alla Escom niente di meno che 14 milioni di dollari. Dei dollari del 2006. Oggi, l’asta sarebbe partita da un’offerta minima di 18 o 20 milioni di dollari. Purtroppo l’asta slitta indefinitamente visto che Escom LLC è fallita prima di riuscire a vendere il dominio. Bisognerà aspettare che i soci e i creditori si mettano d’accordo per una prossima asta nel futuro.

Stress test per le banche europee

Uno stress test per le banche europee. Questa l’idea allo studio dell’entourage del segretario al Tesoro americano Tim Geithner. La richiesta è diretta ai governi dell’unione europea, segno che la preoccupazione per la solidità della moneta unica va oltre la speculazione politica. A quanto pare non sono bastate le telefonate del presidente degli Stati Uniti Barack Obamaai colleghi spagnoli e tedeschi e tanto meno i piani di austerità messi in campo dai governi dell’Unione coinvolti nella crisi del debito. Il termometro della salute finanziaria del continente sono le banche, sempre più assediate dagli investitori. Tanto che la Germania allargherà il divieto di vendite allo scoperto.

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Secondo quanto riporta Steve Liesman, giornalista del Network Cnbc, che cita una fonte anonima vicina al governo il parere di Geithner è che gli stress test aumenterebbero trasparenza e ridurrebbero il panico sulle borse. Il meccanismo dello stress test sarebbe comunque differente rispetto a quanto accaduto negli Usa. Geithnersa bene che gli stress europei differiscono da quelli Usa per il motivo essenziale che l’Ue non ha varato, come Washington, un piano di salvataggio delle banche da 700 miliardi di dollari.

articolo ceduto da A.B.

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