Archivi del mese marzo, 2011

PMI store

Da sempre si dedica una speciale attenzione nell’offrire servizi per le aziende che necessitano di collaborazione e sostegno nel settore dell’Information & Communication Technology. Grazie alla cooperazione con Netware srl, oltre agli usuali servizi di manutenzione, montaggio e assistenza tecnica on-site, Pmi store ha sviluppato un nuovo sistema di assistenza distante NetwareCare che consente di gestire direttamente dalle nostre sedi i problemi relative concernenti la “struttura informatica” conseguendo un intervento “On-site virtuale”, grazie all’impiego dei più aggiornati mezzi che consentono la diagnosi remota.

Questo sistema è condotto da un team di esperti e certificati dai più grandi imprenditori di tecnologie informatiche. Diamo adesso una catalogazione dei servizi che vengono offerti:
• Centro assistenza per prodotti hp in garanzia.
• Centro riparazione notebook.
• Manutenzione e riparazione guasti presso i nostri laboratori di Milano e Bari.
• Assistenza tecnica onsite.
• Assistenza tecnica telefonica (NetwareCare).
• Installazione e configurazione.
• Supporto sistemistico.
• Body rental.

La forza di una soluzione non sta soltanto nella “pura tecnologia”, ma nella reale capacità di esaminare con precisione i diversi aspetti tecnico-strutturali-finanziari di uno specifico ambito, per poi attivarli così da arrivare al meglio gli obiettivi prestabiliti. È questo quanto si realizza con la suddivisione “Value Added Proposal & Enterprise Solutions” (VAP): ascoltare ed includere le specifiche esigenze del Cliente, per poi organizzare “su misura” soluzioni tecniche che amplifichino il valore dell’azienda, rendendo migliore l’operatività e l’efficienza. L’attività dei nostri esperti ha l’obiettivo di mettere la tecnologia al servizio delle persone e delle imprese per condurre ad un:

• Cambiamento favorevole della produttività.
• Diminuzione dei costi globali (riduzione TCO, maggior ROI).
• Ottimizzazione dei processi aziendali.

L’ intervento di PMI store soddisfa bisogni infrastrutturali, di networking, security, sviluppa soluzioni di amministrazione e monitoraggio, server e storage, personal computing, sistemi di lavorazione d’immagini e di stampa, oltre che servizi di sostegno e sviluppo per le piccole e grandi imprese.

Fondo PMI

Il Fondo Formazione PMI, è stato fondato dalla legge 388/2000, al fine di dare impulso all’espansione della Formazione Continua PMI in un’ottica di competitività delle aziende e di garanzia del tasso di occupazione per i lavoratori. Il FAPI – Fondo Formazione PMI è un’associazione istituita da Confapi, CGIL, CISL, e UIL per incoraggiare le attività di Formazione Continua dei dipendenti delle Piccole e Medie Imprese italiane.

Al Fondo afferiscono le risorse scaturenti dal gettito del contributo dello 0,30 % sul salario dei lavoratori che le aziende corrispondono all’Inps secondo quanto fissato dall’art. 25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, e seguenti variazioni. L’esempio comune di funzionamento del Fondo è stato definito nelle sue linee basilari nello Statuto. Uno degli aspetti più importanti concerne il rapporto fra la struttura nazionale del Fondo e i suoi collegamenti regionali.

Il Fondo è, difatti, fondato su un esempio organizzativo dislocato a livello regionale che semplificherà la definizione della politica e dell’ azione di Formazione Continua in un relazione più stretta con le aziende e, pertanto, più corrispondente ai bisogni specifici delle realtà attive, come quelle aziendali e produttive. I sindacati facenti parte del Fondo hanno manifestato l’intenzione di voler incrementare le politiche formative mediante il procedimento della negoziazione e con lo scopo di finanziare piani formativi aziendali – territoriali, settoriali, regionali, interregionali e nazionali – in connessione con la pianificazione regionale e:

1.In corrispondenza con la politica dell’Unione Europea e nazionale indirizzata verso lo sviluppo della formazione professionale e della formazione incessante;
2.In considerazione del fatto che le parti sociali possano avere un ruolo rilevante nell’ambito della formazione persistente;
3.In considerazione della specificità e dell’importanza delle PMI nel sistema produttivo italiano;
4.In considerazione della esigenza di perfezionare i lavoratori nel corso della vita e della rilevanza del loro rinnovamento in relazione all’inserimento di nuove tecnologie e di nuovi sistemi di produzione.

Le PMI: Definizione PMI

A partire da gennaio 2005 è in vigore la nuova definizione delle Piccole e Medi Imprese italiane o PMI. La definizione è stata deliberata, a livello comunitario, nella raccomandazione pubblicata sulla GUCE del 30/04/1996 ed è stata aggiornata al 1° Gennaio del 2005 in cui sono entrati in vigore i recenti parametri.

La direttiva comunitaria e, di riflesso pure la normativa italiana, identifica l’appartenenza alla tipologia di “piccole e medie imprese” mediante tre parametri:
1) il numero di lavoratori dipendenti;
2) il giro d’affari o il valore attivo patrimoniale;
3) il requisito dell’autonomia economica.

E’ rilevante evidenziare che per definire una soglia dimensionale, i tre requisiti vanno stabiliti in forma”cumulativa”, nel senso che almeno due devono fare parte delle soglie fissate.
In sintesi sono ritenute Grandi Imprese le imprese che abbiano come minimo 2 dei 3 requisiti:
– Numero dipendenti: più alto di 249 unità;
– Fatturato: maggiore più alto di 50 Miliardi di euro;
– Attivo patrimoniale: più alto di 43 Miliardi di euro.
Se ne sussiste solo un requisito allora rientra nella definizione europea di PMI.
Industrie manifatturiere
1) Numero di dipendenti:
“In primis” è rilevante decidere come si quantifica il numero dei dipendenti; esso fa riferimento a U.L.A. (unità lavorativa su base annua).

Sono considerati lavoratori dipendenti occupati, coloro i quali sono iscritti nel libro matricola dell’azienda con l’esclusione dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria. I criteri di fatturato annuale e completo di bilancio possono essere alternativi fra loro nel senso che è bastante che un’azienda rispetti un solo parametro per essere introdotta in una delle due classi di piccola o media impresa.

In ogni caso prepondera sempre il parametro che permette all’impresa di essere introdotta nella categoria più bassa. I limiti di fatturato per definire l’appartenenza ad una categoria sono:
Piccole imprese con un giro d’affari annuale non superiore a 10 milioni di Euro;
Medie imprese con un giro d’affari annuale non superiore a 50 milioni di Euro;
Grandi imprese con un giro d’affari annuale superiore a 50 milioni di euro.

PMI Italia

Le piccole e medie imprese o PMI sono imprese le cui estensioni rientrano entro certi limiti di occupazione e di parametri finanziari prestabiliti. Per tale motivo, ed anche per le oggettive difficoltà di attrarre capitali, Stati e Regioni di solito pongono in essere politiche di nei confronti della PMI.

È rilevante considerare che le piccole e medie imprese si comportano tuttavia in maniera decisamente differente da quelle di dimensioni maggiori. Per esempio il profitto, importantissimo per le aziende quotate in borsa che hanno l’esigenza di dividere gli utili sotto forma di dividendi agli azionisti, diviene invece accessorio in quelle di dimensioni inferiori, per le quali target di sviluppo e di espansione godono di una certa priorità.

La ripresa economica tanto desiderata, dopo un lasso di tempo di crisi che ha messo con le spalle al muro gran parte delle economie del globo, pare muovere i suoi primi passi. In Italia, i primi movimenti che fanno ben auspicare in un futuro più vantaggioso passano principalmente per le regioni del Centro.

Secondo le prime stime riportate nella relazione sui Pil regionali, diffusa da Confcommercio, di fatto, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo accrescerà la ricchezza creata, in media dell’1%.

Differente la condizione al Nord, dove, stabili, le regioni sono stabili a + 0,7%, mentre sempre lenta è, al contrario, lo sviluppo nelle regioni del sud, dove il Pil, il prodotto interno lordo, é considerato in avanzamento dello 0,5%. Nell’insieme, il Pil italiano migliorerà nel 2010 dello 0,7%, dopo l’indebolimento del 5% del 2009 e dell’1,3% del 2008. L’aumento si dovrebbe poi affermare all’1% nel 2011.

Secondo le anticipazioni, le crescite per il prossimo anno dovrebbero essere certamente più massicci: le regioni centrali dovrebbero indicare un incremento del Pil dell’1,2%, quelle del Nord-Ovest dell’1,1%, quelle del Nord-Est dello 0,8% e il Sud dello 0,85.

Economia Italia 2011

Secondo le stime del centro studi di Confindustria “L’economia italiana è fuori dalla recessione” che oggi annuncia una ripresa “più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre”. Sebbene un effetto restrittivo della manovra economica 2011-2012, che il centro stima in un “-0,4% l’anno”, gli studiosi di economia politica di via dell’Astronomia hanno riletto al rincaro le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). +1,2% nel 2010 (da +1,1%).

La disoccupazione è al contrario attesa in accrescimento, dopo 528mila i posti di lavoro oramai perduti a fine 2009 in 2 anni di crisi. Centro Studi di Confindustria ha valutato l’evasione nei confronti del fisco in Italia in 124,5 miliardi nel 2009, uguale all’8,2% del Pil. Mentre la pressione fiscale esistente che incombe sui contribuenti che corrispondo interamente il pagamento delle imposte e contributi è al 51,4% del reddito italiano, contro il 43,2% ufficiale” che assorbe anche il sommerso e indica pertanto un influsso solo fittizio.

A parità di gettito, rimuovendo l’evasione fiscale, le aliquote fiscali e contributive potrebbero subire una riduzione del 16%». Secondo il centro studi di Confindustria, diretto da Luca Paolazzi, il solo gettito Iva evaso nel 2009 è di 35,5 miliardi (2,3% pil), e quello Irpef di 31,5 miliardi. Un fatto di tali grandezze che nell’eurozona ha uguali solo in Grecia e pesa come un enorme sasso sulla crescita perché, a parità di obiettivi di incasso, fissa aliquote molto più elevate, mettono in risalto gli economisti di via dell’Astronomia.

Indicando che se fosse eliminata l’evasione potrebbero diminuire tasse e contributi, rendendo migliore chiaramente la competitività delle aziende e il reddito delle famiglie. Un obiettivo da porsi, rileva Confindustria, pure perché le aliquote italiane sono molto più alte nel raffronto internazionale, e la loro diminuzione finanziata dalla piena ripresa dell’evasione ricostituirebbe gli incentivi corretti e rappresenterebbe un’opportunità unica nell’eurozona per mettere nuovamente il Paese sul sentiero di uno sviluppo sostenuto possibile.

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