Archivi del mese gennaio, 2012

Curriculum Vitae

Lo scopo del curriculum vitae (vedi anche il Curriculum USA , il formato per il curriculum italiano ed il Curriculum Europass) è di informare i potenziali datori di lavoro delle qualifiche del candidato in cerca di lavoro e dell’esperienza che ha l’aspirante per occupare una determinata posizione.

Nel Regno Unito troviamo un modello di curriculum breve (di solito un massimo di 2 lati del formato A4), e quindi contiene solo una sintesi della storia di lavoro del cercatore di lavoro, le qualifiche e alcune informazioni personali. Questo modello è quello preferito dalle aziende grazie alla facilità per identificare il candidato idoneo e agevolare la procedura di selezione. Il CV viene aggiornato sovente per cambiare l’enfasi delle informazioni in base alla particolare posizione per la quale il candidato si candida. Molti curriculum contengono le parole chiave che potenziali datori di lavoro potrebbero riprendere e visualizza il contenuto di queste parole chiave nel modo più lusinghiero dando una spazzolatura alle informazioni negative come potrebbero essere. Un CV può anche essere esteso per includere una pagina in più per elencare le pubblicazioni del cercatore di lavoro nel caso queste siano importanti per un lavoro (come sarebbe il caso dei giornalisti o i ricercatori unoversitari).

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Vantaggi del cv con foto
La foto rende il vostro cv più personale.
La foto personalizza il vostro percorso professionale sul cv
Se siete convocati a un colloquio di lavoro, la foto permette al reclutatore di ricordarsi di voi al momento della selezione.
Se decidete di allegare una foto al vostro cv, ecco alcuni consigli utili:
Scegliete una foto attuale (formato passaporto)
La foto deve essere professionale. Non va bene una foto di famiglia, foto con occhiali da sole o dove si intravedono delle palme o foto delle vacanze
Se inviate la vostra candidatura via e-mail, la foto deve essere di buona qualità e le dimensioni del file non devono essere troppo grandi (al massimo 100 kb).

Curriculum vitae USA ed Europeo

Negli Stati Uniti e in Canada, il CV è utilizzato in particolare nei circoli accademici e nelle carriere mediche ed è molto più completo che in UK. Il curriculum rèsumè invece è usato per la maggior parte delle campagne di reclutamento ed è molto più breve e sintetico. Nel primo caso si prevede di includere una lista completa di storia professionale, compresi tutti i termini di servizio, credenziali accademiche, pubblicazioni, contributi o risultati significativo in tutte le aree di competenza. In alcune professioni, si può includere anche esempi del lavoro della persona e può estendersi per molte pagine. Vedi un esempio di curriculum vitae in Italiano.

In Italia non ci sono regole stabilite quando bisogna redigere un  curriculum, ma si tende a prediligere testi brevi (max 2 pagine) e predisposti seguendo un ordine cronologico. Solitamente non contengono fotografie. In un buon curriculum dovrebbe comprendere, in ordine cronologico, gli attinenti dati personali (incluso il numero di telefono) e i dati sulla formazione, l’esperienza lavorativa e ambiti di competenza.

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L’autonomia politico-amministrativa

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Gli uffici sono monocratici se ne è titolare una sola persona fisica e collegiali. Questi ultimi sono rappresentativi se sono scelti mediante elezione popolare o su segnalazione di associazioni private. I collegi si dividono in perfetti se possono discutere ed esprimere la volontà, imperfetti se possono solo esprimere la volontà (collegi elettorali). Altre classificazioni rispetto ai compiti riguardano gli uffici di amministrazione attiva, consultiva, deliberativa di controllo. I rapporti tra uffici si possono collocare secondo che siano di subordinazione, di equiordinazione o di indipendenza. Nei rapporto di subordinazione, l’ufficio subordinato è sottoposto a quello sopraordinato con rapporti di gerarchia, direzione, controllo, delegazione. La gerarchia è la formula organizzativa attraverso cui l’amministrazione pur nella sua suddivisione mantiene un carattere unitario. Tramite il rapporto gerarchico l’ufficio sottordinato è 36 sottoposto al potere di comando (ordini), indirizzo, vigilanza (annullamento d’ufficio), delegazione e avocazione. Direzione è il rapporto attraverso il quale un ufficio da indirizzi o direttive e a volte il titolare dell’ufficio sopraordinato sceglie quello sottoposto. Se l’ufficio sottordinato è un ente, questo è in rapporto di strumentalità.ATI L’atto di indirizzo non può essere identificato con l’ordine, in quanto il primo non è un atto puntuale ma determina le finalità dell’azione. Il controllo è la verifica della conformità della condotta e di un atto a regole preesistenti; può avere ad oggetto atti singoli o l’attività complessiva dell’ufficio sottoordinato. La delega, una figura presente anche tra rapporti che non sono di subordinazione è un istituto attraverso cui l’ufficio sopraordinato

trasferisce al secondo propri compiti o propri poteri. I rapporti di equiordinazione si estrinsecano nella parità, un rapporto in cui si posseggono medesimi poteri (due Direzioni generali di un ministero).

L’indipendenza o autonomia si differenzia per il suo contenuto che può riguardare l’aspetto politico-amministrativo, quello normativo, organizzativo, finanziario. Per autonomia politico-amministrativa si intende la capacità di darsi un indirizzo politico, tipico degli enti rappresentativi (regioni, province,

comuni). Il decentramento consente una forma di autonomia più limitata perchè consiste nella devoluzione di funzioni da uffici centrali a uffici locali. Una forma di decentramento massiccia fu quello operato dal D.P.R. n. 616 del 1977, con il quale numerose funzioni dello Stato o di enti pubblici nazionali furono delegate alle regioni e ai comuni e province. L’autonomia finanziaria comporta la possibilità di entrate proprie o di quote di tributi di altri enti. La Cost. art. 119 aveva dotato le regioni di tale autonomia che è stata però notevolmente limitata. Altre forme di rapporti possono essere stabiliti con leggi,come è avvenuto di fatto con la 1. 241 del 1990 che ha previsto accordi di programma e conferenze di servizi. La Legge 142 cit. ha dotato i Comuni e le Provincie di autonomie statutarie, cosi come la Costituzione aveva previsto, per le Regioni (artt. 116 e 123), senza pronunciarsi per gli enti locali minori. Lo statuto viene deliberato dal Consiglio (comunale o provinciale) voto palese dei due terzi dei componenti. La votazione ove non raggiunta tale maggioranza qualificata, può ripetersi entro trenta ed approvato a maggioranza assoluta. L’art. 4 2° comma 1. 142/90 prescrive che lo statuto determini competenze degli organi operanti nell’ambito dell’Ente, funzionamento è rimesso alla disciplina regolamentare. Lo statuto disciplina la collaborazione fra Comuni e Province partecipazione popolare, l’accesso ai procedimenti e in vista valorizzazione delle forme associative, lo statuto promuove tali forme collaborative.

Le funzioni dello stato (3°parte)

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La Costituzione all’art. 97, nella sezione riguardante la pubblica amministrazione, pone una riserva di legge in materia di organizzazione al fine di assicurare il buon andamento e l’imparzialità problema dell’organizzazione viene generalmente affrontato partendo dalla teoria dell’organo che è una derivazione della teoria dello Stato. non è un rapporto diretto come nella rappresentanza, ma un rapporto mediato dall’organo. Quindi non possiamo identificare l’organo con la

persona fisica che ne è titolare. Si sono visti allora gli organi come “istituzione” che attuano la volontà dell’ente e a cui sono preposti gli individui (S. Romano). Ma dietro queste definizioni vi è la visione dello Stato vista nella sua unità. Venuta meno questa sua unitarietà quale sarà la sua relazione con gli organi e degli organi fra di loro? La complessità delle relazioni giuridiche tra gli organi è ormai così evidente che per superarla bisogna ricorrere a minuziose discipline procedimentali che stabiliscono i rapporti tra i vari uffici.

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Dietro il problema dell’organo sta il tema dello Stato di cui non si può dire più se sia un Ente o un aggregato di figure giuridiche soggettive (Giannini); i significati del termine Stato sono così numerosi (ne sono

stati contati 145 nel 1931), da non essere utilizzabili. Oltretutto non è più necessario ancorarsi ad un potere superiore sovrano, perché la sovranità è rimessa al popolo (art. 1 cost.), e negli ordinamenti a sovranità popolare si deve ammettere una molteplicità di centri di potere (pluralismo). In genere l’organizzazione viene in essere allorché viene individuata una funzione (ad es. l’esigenza dello sviluppo del meridione, per cui erano necessari interventi statali straordinari nel campo delle opere pubbliche e dell’agricoltura impose la nascita di un apparato amministrativo, Cassa per i l Mezzogiorno dotata di personalità giuridica

e di mezzi finanziari). Una funzione viene in evidenza e la disciplina che ne consegue viene distribuita e organizzata tra diversi uffici. Gli uffici pubblici sono così numerosi da rendere difficile una classificazione esaustiva. Uffici necessari sono quelli stabiliti da una norma di legge, se invece la potestà di istituirlo è lasciata all’apparato stesso, che può crearlo o meno, si è in presenza di uffici non necessari.

Vi è poi la distinzione in relazione alla durata in ordinari e straordinari. Quelli ordinari sono permanenti, i secondi sono a termine, cosi la Cassa per il Mezzogiorno, molte commissioni ministeriali. Il rischio degli uffici ordinari è quello che durino fino a che una legge apposita non ne dichiari la fine (negli USA sunset laws 1. tramonto). A termine sono pure le amministrazioni per obiettivi o di scopo. In relazione all’area in cui operano, gli uffici possono essere centrali, periferici, locali e misti. Centrali sono i ministeri che operano a Roma, periferici gli uffici dipendenti da quelli centrali ma posti in periferia (Provveditorato agli Studi rispetto al Ministero Pubblica Istruzione). Sono locali gli uffici di amministrazioni autonome, posti in periferia: regioni, comuni, provincie. Gli uffici misti hanno sede centrale, ma rappresentano anche interessi locali (C.E.R. Comitato per l’edilizia residenziale). In relazione alle strutture gli uffici possono essere semplici o complessi: il ministero è un ufficio,complesso.

Le funzioni dello stato (2°parte)

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Si pensi alle certificazioni e alla disciplina del pubblico risparmio, ove le amministrazioni assicurano che atti svolgentisi tra privati, abbiano requisiti di certezza e di trasparenza, oppure alla determinazione autoritativa dei prezzi o alla pianificazione di suoli urbani. A ben vedere queste attribuzioni sono sempre in vista dei fini che possono essere di organizzazione, di conservazione (polizia, certificazione), di benessere (tutela salute, istruzione, cultura, ecc.). Queste funzioni sono tipiche di una amministrazione di prestazione, contrapposta ad una amministrazione di intervento corrispondente al dualismo Stato di diritto-Stato sociale. Questo è un fenomeno studiato dalla scienza giuridica tedesca secondo cui ci si vuole rendere conto del perché nella dialettica tra limite amministrativo e libertà privata, le pubbliche amministrazioni si presentano sempre più come fornitrici di prestazioni utili ai privati. E’ la realtà del Welfare-State per cui le nuove attività di prestazione dei poteri pubblici sono distinte dalle attività economiche tradizionali, in quanto tese alla realizzazione di un fine genericamente positivo. Le funzioni, viste nella sintesi dei diversi elementi enunciati, sono qualcosa di diverso dalla organizzazione e dai procedimenti oggetto tra l ‘ altro di uno studio, proprio perché il diritto amministrativo non si esaurisce in essi ma è ordinato secondo le funzioni. Poiché non vi sono limiti all’ambito di funzioni delle pubbliche amministrazioni, tranne quelli derivanti dal fatto di essere persone giuridiche da cui deriva l’inapplicabilità di alcuni istituti come il matrimonio o il testamento, si cercherà di individuare i cambiamenti principali delle funzioni amministrative e di soffermarsi su quelle oggi prevalenti.

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Per comprendere l’evoluzione storica delle funzioni e individuare quelle oggi prevalenti, basterà riferirsi all’andamento della spesa e del personale. Mentre, ad esempio, la spesa pubblica per l’ordine e la sicurezza è rimasta percentualmente stabile, dagli i n i z i del secolo ad oggi, quella per la previdenza e assistenza è aumentata di 30 punti, quella della sanità di per l’istruzione di 4. Per la difesa e i servizi in generale la spesa è diminuita. Sulla rilevanza giuridica dell’organizzazione si sono avute in passato, per gli studiosi di diritto amministrativo tedeschi, posizioni-contrastanti. Mentre fra gli asserrari di scienze dello Stato (Von Stein), il diritto dell’organizzazione faceva parte integrante del diritto amministrativo, altri (Otto Màyèr) ne esclusero questa materia perché i principi riguardanti l’organizzazione rimanevano all’interno dell’amministrazione, e non avevano effetti sulla collettività in termini di diritti e doveri. Le ragioni di tale posizione trovano il loro fondamento, nel liberalismo, che come sappiamo si preoccupava, nel diritto amministrativo, del rapporto individui e Stato e di fissare garanzie ai primi nei confronti dello Stato. Inoltre al suo sorgere il diritto amministrativo ha utilizzato le tecniche del diritto privato che essendo relativo a persone fisiche, ha fatto si che si antropomorfizzassero realtà ben diverse, costituite da corpi e organismi collettivi. Allorché si ammetteranno le norme di organizzazione, le si terranno distinte dalle norme giuridiche primarie, dirette a tutti, mentre queste esaurirebbero la loro efficacia nell’ambito degli organismi pubblici. Ormai si è consapevoli della rilevanza dell’organizzazione, perché la disciplina che la regola distribuisce poteri tra uffici e quindi ne determina il peso, nei confronti “degli altri uffici pubblici e nei confronti dei cittadini.

Le funzioni dello stato

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Il termine funzione corrisponde a diversi significati alcuni dei quali hanno valore puramente descrittivo, altri definiscono per alcuni aspetti dell’attività amministrativa. Tralasciando il – senso con cui si indicano le funzioni dello Stato, coincidenti con quello di poteri per cui si ha la tradizionale tripartizione in funzione esecutiva, legislativa e giudiziaria, si cercherà di secernere nell’uso diffuso e a volte indiscriminato l’accezione o meglio le diverse accezioni in cui viene intesa. Funzioni vengono identificate con compiti intesi come finalità dello Stato, quando con esse si vuole indicare che funzione o compito dello Stato è per esempio garantire il benessere dei cittadini. Vi è poi la contrapposizione a servizio, per cui tutta l’amministrazione verrebbe ricompresa tra funzioni e servizi pubblici, le attività doverose in cui essa si realizza. Entrambe sono attività necessarie al funzionamento della collettività, ma mentre la funzione compendia un rapporto sia soggettivamente che oggettivamente pubblica, il servizio può essere assolto da un soggetto privato, come il servizio di trasporto urbano, pur riferendosi ad una attività svolta nell’interesse della collettività. 20020522155008_10-113-232-16Funzione è anche l’attività rivolta ad un fine nel senso per cui si dice che la proprietà ha una funzione sociale, secondo cui si la può regolamentare a scopi sociali. Per non scorporare il termine nei diversi aspetti esaminati, ciascuno dei quali ha una certa attinenza alla realtà, si intenderà funzione nella sua globalità, per cui con essa si intende tutta l’amministrazione nel suo complesso soggettivo e oggettivo in stretto rapporto con i fini pubblici. L’esercizio del potere si traduce in un complesso di attività imputata ad una pluralità di uffici o organi pubblici, tutte finalizzate al concreto esercizio del potere. Se per funzione dobbiamo allora intendere il complesso delle attività, delle organizzazioni delle strutture che designano l’amministrazione, dobbiamo pure renderci conto che queste funzioni sono strettamente collegate col diritto positivo, per cui sarà una legge imposta in vista del cambiamento della società e dei suoi fini che trasformerà in partizioni: difesa esterna, ordine interno, ‘Sicurezza pubblica, movimento demografico, igiene e sanità, pubblica istruzione e progresso

della cultura, . amministrazione pubblica di diritto privato, servizi pubblici di trasporto e comunicazioni; azione amministrativa nel campo dell’economia, azione amministrativa relativa ad assistenza. Impostazioni analoghe sono seguite in paesi quali: l’Inghilterra o gli Stati Uniti. Queste classificazioni mostrano la vastità delle funzioni amministrative e indicano le trasformazioni avvenute soprattutto in questo secolo. Ma l’enunciazione della materia da sola non esaurisce il campo della funzione che bisogna vedere assieme alle attribuzioni, per cui ad esempio nella materia dell’economia, vi sono settori nei quali l’amministrazione ha poteri di determinazione dei comportamenti degli operatori privati, e settori nei quali opera direttamente, assieme ai privati. La funzione di polizia prima vista in relazione al mantenimento dell’ordine pubblico, e adesso sotto il profilo della raccolta, selezione e valutazione delle informazioni (intelligence).

Dall’analisi delle attribuzioni si deduce che queste possono essere date in vista dello scopo finale, oppure essere di tipo strumentale come la gestione del personale o dei beni. Le attribuzioni in ordine al fine,

riguardano in genere attività di disciplina di rapporti privati, in una commistione fra fini pubblici e privati per un interesse pubblico.

La normazione secondaria

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Un fenomeno particolare di normazione secondaria viene considerata ed. formazione negoziale, il cui contenuto è formato dagli collettivi che sono il prodotto della contrattazione sindacale. Questi accordi, regolati dalla 1. n. 93/83, sostituita adesso dal 29/93, costituiscono espressione di “delegificazione”, in quanto materia, il pubblico impiego, regolata anteriormente tramite una primaria (legge), viene adesso disciplinata da norme secondarie (regolamenti). La consuetudine appartiene alla categoria dei fatti normativi (fonti fatto), quello che acquistano forza normativa grazie} all’osservanza che ricevono dei consociati. E’ opinione diffusa che perché la consuetudine è paragonabile a una norma occorra che vi sia l’elemento materiale che espressione attraverso i partiti, i Sindacati, i gruppi-di pressione accolti non soltanto nella Costituzione formale ma in quella che può definirsi la costituzione materiale. Si moltiplicano le fonti del diritto e si va affermando sempre più un diritto pattizio. Secondo questo modello, il funzionamento delle società occidentali contemporanee, sarebbe assicurato dalla collaborazione che si instaura fra Stato e grandi gruppi di interesse nella attuazione delle scelte politiche. Come espressione di questa tendenza si può citare i l ed. “accordo Scotti” del 1983, ove attraverso una procedura complessa e informale si raggiunge tra Governo e parti sociali un accordo in cui il primo sia impegnato sulla politica fiscale, sociale, tariffaria, previdenziale mentre le seconde prendevano impegni riguardanti i contratti di lavoro, riduzione di orario di lavoro,etc.

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Sono da considerare inoltre i fatti e gli atti che pongono norme interne, che non sono parti normative per l’ordinamento generale ma sono costitutivi di organizzazioni e ordinamenti particolari. Tra di questi è da annoverare la prassi, cioè quella costante ripetizione di comportamenti da pane di un organo o comunque di un apparato organizzatorio pubblico che dà origine a regole di condotte limitatamente all’interno della P.A. In alcune materie, quali i contratti della P.A., il pubblico impiego, la prassi svolge un ruolo importante per i fini dell’attuazione dell’ordinamento: si pensi alle gare ufficiose della P.A. e ai cottimi fiduciari che ne seguono. La prassi è rilevante anche nell’ambito dei doveri d’ufficio in quanto costituiscono un parametro cui il dipendente può ispirare la propria condotta. Vi sono infine atti normativi interni, quali circolari, normali istruzioni che sono espressione dell’attività di auto-organizzazione dell’ente o

dell’ufficio. Così le circolari che possono o contenere istruzioni, modalità di esercizio di un servizio, o anche interpretazione di norme di diritto positivo. Naturalmente queste non sono vincolanti né per i privati né per figure soggettive individuate, o comunque una generalità determinabile di soggetti. Le norme statutarie sono costitutive dell’ordinamento giuridico e sono equiparate alle norme secondarie dello Stato. Rispetto ad esse vi è sempre un atto statale (o regionale) in funzione di approvazione senza che questo lo trasformi in atto statale. Il contenuto dello statuto riguarda l’organizzazione dell’Ente e le regole della sua attività. Essa varia a secondo le finalità dell’ente. Così per le Università, dotate adesso di un’ampia autonomia, non riguarda più soltanto la disciplina degli studi, ma anche l’autonomia didattica, scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile. L. 1989/168. Negli enti pubblici associativi sono contenuti statuizioni su diritti e doveri dei componenti, garanzia delle minoranze, poteri disciplinari, tutte fonti di situazioni giuridiche soggettive.

Altre fonti normative

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Le materie che possono essere disciplinate mediante regolamenti riguardano: contratti, l’edilizia, polizia urbana, mercati, etc. II rapporto tra regolamenti statali e regionali e quelli provinciali comunali si basa non sul principio di gerarchia ma su quello di competenza. Dei regolamenti si fa una distinzione a seconda che siano esecutivi indipendenti, delegati. I regolamenti esecutivi, hanno il compito di attuare, specificare integrare quanto disposto da una norma legislativa.

I regolamenti indipendenti, regolano materie ove manchi una disciplina legge, purché non si tratti di materie riservate alla legge, art. 17 1. 400 cit.. Hanno sempre avuto rilievo a livello locale, si pensi all’art. 871 ce.

secondo cui le regole da osservarsi nelle costruzioni sono stabilite dai regolamenti edilizi comunali, o all’art. 873 per cui le distanze fra le costruzioni possono essere stabilite nei regolamenti comunali. I regolamenti delegati sono quelli autorizzati dalla legge a fare qualcosa di più di quel che può fare un comune regolamento, per cui prendono anche il nome di r. autorizzati o facoltizzati. Tale possibilità riguarda il fatto che essi possono: a) derogare ad alcune norme di legge, b) delegificare come nel caso della contrattazione nel P . L ex 1. 93/’83; c) disciplinare materie non rientranti nell’attività amministrativa come il

regolamento di procedura del C.S. Nell’ottica di un decentramento normativo, è attribuita potestà statutaria

agli enti pubblici che con essi ne disciplinano l’organizzazione e l’attività. La 1. 142/90 ha dotato anche i Comuni e le Provincie dell’autonomia statutaria. Le norme statutarie sono costitutive dell’ordinamento giuridico e sono equiparate alle norme secondarie dello Stato. Rispetto ad esse vi è sempre un atto statale (o regionale) in funzione di approvazione senza che questo lo trasformi in atto statale. Il contenuto dello statuto riguarda l’organizzazione dell’Ente e le regole della sua attività. Essa varia a secondo le finalità dell’ente. Cosi per le Università, dotate adesso di un’ampia autonomia, non riguarda più soltanto la disciplina degli studi, ma anche l’autonomia didattica, scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile. L. 1989/168. Negli enti pubblici associativi sono contenuti statuizioni su diritti e doveri dei componenti, garanzia delle minoranze, poteri disciplinari, tutte fonti di situazioni giuridiche soggettive. La Legge 142 cit. ha dotato i Comuni e le Provincie di autonomie statutarie, cosi come la Costituzione aveva previsto, per le Regioni (artt.116 e 123), senza pronunciarsi per gli enti locali minori.

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Lo statuto viene deliberato dal Consiglio (comunale o provinciale) voto palese dei due terzi dei componenti. La votazione ove non raggiunta tale maggioranza qualificata, può ripetersi entro trenta ed approvato a maggioranza assoluta. L’art. 4 2° comma 1. 142/90 prescrive che lo statuto determini competenze degli organi operanti nell’ambito dell’Ente, funzionamento è rimesso alla disciplina regolamentare. Lo statuto disciplina la collaborazione fra Comuni e Province partecipazione popolare, l’accesso ai procedimenti e in vista valorizzazione delle forme associative, lo statuto promuove tali forme collaborative. E’ da ricordare anche la possibilità di decentramento comune

circondari, che è obbligarono per i comuni capoluoghi e super 100.000 abitanti, e facoltativo per gli altri comuni e anche Province. A statuti e regolamenti spetta la disciplina sui procedimenti amministrativi.

Vi è la facoltà di nominare il difensore civico.

La disciplina del regime pubblico

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Il personale vede trasformata la sua disciplina da un regime di pubblico impiego ad una regolamentazione di diritto comune. Il regime dei controlli si modifica con l’attenuazione dei controlli preventivi sugli atti dei Comuni, Regioni e Stato, mentre si moltiplicano i vincoli comunitari all’amministrazione nazionale. In sostanza a più di un secolo dall’unificazione l’amministrazione italiana si è talmente ampliata e modificata che si stenta a riconoscerne tratti comuni. I ministeri sono cresciuti, la dirigenza amministrativa si è staccata dalla direzione politica, gli enti pubblici hanno assunto un peso tale da contrastare quello statale, l’Unione europea non è più un sistema sovrapposto, ma strettamente integrato con quello nazionale.

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La periferia ha assunto un ruolo predominante, al Nord tramite la vitalità dei poteri locali mentre al Sud la sua presenza viene avvertita soltanto attraverso la forte rappresentanza nel pubblico impiego e nei vertici amministrativi. Se questo è lo stato delle cose ci si domanderà quale è il concetto che abbiamo oggi della pubblica amministrazione e se esso corrisponde alle definizioni tradizionali che se ne danno. Le accezioni più comuni della amministrazione sono quelle che la vedono sia nella veste di “esecutrice di legge” sia in quella di “cura concreta di interessi pubblici”. Nessuna di queste due definizioni è in fase positiva, ma risale sicuramente a concezioni ideologiche. L’amministrazione posta in esecuzione della legge si riferisce alla tradizionale divisione dei poteri che Montesquieu, temendo gli abusi del potere pubblico, vedeva ordinati in un sistema di controlli e garanzie reciproci. Questa divisione che era anche una equa distribuzione dei poteri è stata interpretata in maniera diversa secondo i periodi storici e gli ordinamenti giuridici (Rivoluzione francese, Inghilterra), ma non si può dire che trovi corrispondenza nella realtà e nel diritto positivo. Attività normativa viene svolta dalla pubblica amministrazione (regolamenti, pianificazioni, etc), funzioni amministrative sono svolte dal Parlamento e dai giudici (Pubblico Ministero). La seconda definizione, secondo cui l’amministrazione è “cura concreta interessi pubblici” deriva strettamente dall’altra per cui vi sarebbe una astratta, posta in essere dal potere legislativo. Queste definizioni hanno come tratto comune quello di cercare di individuare all’interno dei compiti dell’amministrazione una funzione unitaria che possa sintetizzarsi in una unica nozione. Questo è impossibile perchè l’amministrazione consiste in partecipazione e collaborazione all’attività dì governo (i gabinetti dei ministri), regolazione o disciplina (Banca d’Italia, Ministro dell’Industria), erogazione di mezzi finanziari o di servizi (Servizio sanitario nazionale, Inps, scuola). Gli economisti possono oggi cercare un carattere unitario all’amministrazione, intravisto nel fatto che essa gestisce servizi senza un prezzo. Neanche dal punto di vista soggettivo può dirsi che oggi le amministrazioni anno rette da persone giuridiche pubbliche. Gli enti pubblici economici hanno amministrazioni private, i concessionari di servizi pubblici sono per lo più. società per azioni. 1 notai, soggetti privati svolgono un’attività pubblica di certificazione. Uno dei problemi attuali è quello di stabilire i confini delle amministrazioni pubbliche per cui vi sono leggi che le individuano e le sottopongono a norme comuni. Ad es. la 1. 5 agosto 1978 n. 468 con disposizioni su “contabilità generale dello Stato in materia di bilancio”, all’art. 25, definisce settore pubblico, oltre lo Stato, le aziende autonome, le provincie, i comuni e le relative aziende, gli enti portuali, l ‘ ENEL , gli enti pubblici non economici, elencati in tabelle allegate e più volte modificate con decreto.

Curriculum vitae, come renderlo presentabile?

Di solito ci si chiede cosa bisogna fare per scrivere un curriculum che sia corretto e che possa attrarre l’attenzione delle aziende a cui ci si rivolge. Quando si è in cerca di un lavoro, per circa l’80% delle volte l’opportunità di trovare un buon lavoro si ottiene dopo aver sostenuto un colloquio di lavoro.

Bisogna anche dire che il curriculum vitae rappresenta lo strumento principe mediante il quale ci si fa conoscere, in cui è si dà una prima idea di ciò che siete, delle vostre esperienze formative e professionali, delle capacità e competenze ma anche dei caratteri principali della vostra personalità. Insomma, si tratta pur sempre di un bigliettino da visita mediante il quale ci si presenta , appunto per questo è fondamentale non compiere errori e riuscire a renderlo meritevole di attenzione da parte di chi ne prenderà visione.

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