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i nuovi incentivi alla stipula dei contratti di ì-iallineamento e le recenti modifiche alla disciplina dell’istituto l’ appetibilità dello strumento dei contratti di «allineamento è aumentata in seguito dei più recenti interventi legislativi. In altri termini, rispetto all’impostazione della legge n. 389/1989, e ripresa dall’art. 2-bis della legge n. 210/1990, per stimolale le imprese ad aderire ai contratti di gradualità sono introdotti benefici ulteriori e diversi da quello tipico e tradizionale della concessione dell’immediato godimento della fiscalizzazione degli oneri sociali e degli sgravi contributivi in cambio dell’impegno alla graduale applicazione dei trattamenti economici previsti dai contratti collettivi nazionali di riferimento e aliti regolarizzazione della posizione contributiva dei lavoratori già parlato, previste dall’art. 5 della legge ti. 608/1996, dall’art. 23 della legge n. 196/1997, e dall’art. 75 della legge n. 448/1998: e cioè, le sanatorie contributive e fiscali anche delle pendenze pregresse (sebbene con i problemi ermeneutici appena esposti), la possibilità di regolarizzazione tardiva degli obblighi in materia di sicurezza, nonché la precisazione che le retribuzioni gradualizzate sono valide quale imponibile contributivo, sebbene a condizione che non scendano al di sotto del minimale legale di retribuzione giornaliera imponibile come modulato dal comma 4 dell’art. 5 della legge n. 196/1997.

A ben vedere, tutte queste misure (congegnate sempre come sanzioni positive) non godono di completa autonomia, bensì sono strettamente collegate al meccanismo promozionale dell’accordo di riallineamento retributivo, a tal punto da ritenere

che completano i l complesso mosaico di questa singolare tecnica sanzionatone di tipo promozionale destinata ad incentivale una determinata condotta del datore di lavoro: esse, in particolare, eliminano gli ostacoli operativi, segnatamente

sul piano contributivo e liscile, che si frapponevano alla possibilità di avvalersi dei contratti di riallincamcnto retributivo e pertanto stabiliscono criteri e modalità adeguati per la regolarizzazione contributiva e fiscale dei rapporti lavorativi anche per i periodi pregressi, dispiegando efficacia pure nei confronti degli accordi di riallincamcnto stipulati sotto il vigore della precedente

normativa (con salvezza però dei versamenti già effettuati), e cioè i decreti legge, via via reiterati, che hanno anticipato il contenuto del vecchio testo dell’art. 5 della legge n, 608/1996.

Gli ultimi interventi legislativi in materia hanno inoltre ampliato i l quadro dei benefici, introducendo altre misure incentivanti all’adesione ai contratti di riallineamento. Anzitutto il quarto periodo del comma 1 dell’art. 5 della legge n. 608/1996 (che non è stato toccalo dall’art. 23 della legge n. 196/1997), prevede che agli accordi provinciali di riallineamento retributivo «è riconosciuta

validità pari a quella attribuita ai continui collettivi nazionali di lavoro di riferimento quale requisito per l’applicazione a favore delle imprese di tutte le normative nazionali e comunitarie». D’altra parte, l’art. 23, comma 3, legge n. 196/1997, aveva

dettato una disposizione die circoscriveva, sebbene in forma alquanto limitata, lo spettro applicativo di quella appena citata: infatti, l’art. 23, comma 3, legge n. 196/1997, che non era inserito nel testo dell’art. 5 della legge n. 608/1996 (e ciò per altro verso aveva contribuito al deleterio fenomeno della stratificazione normativa nella materia del diritto del lavoro, nonché, in questo

caso particolare, della moltiplicazione delle fonti dell’istituto in esame), diceva che «i soggetti che si avvalgono degli accordi di riallineamento retributivo di cui al presente articolo sono esclusi dalle gare di appalto indette da enti pubblici nei territori diversi da quelli di cui all’art. 1 della legge 1° marzo 1986, n. 64, fino al completo riallineamento». Di recente, tale disposizione è

stata abrogata dal comma 2, dell’art. 75 della legge n. 448/1998, che con la lett. e) del suo comma 1, ha introdotto, nel corpo dell’art. 5 della legge n. 608/1996, dopo i l comma 5, un nuovo comma 5-bis che riproduce il contenuto del soppresso comma 3 dell’art. 23 della legge n. 196/1997, adattandolo al nuovo campo di applicazione della disciplina.

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