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Come influisce la riforma del lavoro?

La riforma del lavoro che entrerà in vigore domani, una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (BOE) per essere approvato come decreto dal governo di Mariano Rajoy, non riguardano solo coloro che gestiscono un nuovo contratto. Tutti i lavoratori, in varia misura, si trovano ad affrontare nuove regole del gioco all’interno di un quadro diverso che aveva stabilito il governo di José Luis Rodríguez Zapatero alla riforma precedente. Il Ministero del Lavoro ha fornito i primi indizi circa la modifiche al regolamento dopo la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri con la partecipazione del Vice Primo Ministro, Soraya Saenz de Santamaria, e il Ministro per la sicurezza occupazionale e sociale, Fatima Banez. I dipendenti che raggiungono un nuovo lavoro , firmare un contratto con un risarcimento massimo (per esempio, nel caso di licenziamento senza giusta causa) di 33 giorni per anno lavorato, con un compenso massimo di 24 mesi. Prima che il risarcimento massimo è stato 45 giorni e il massimo di 42 mesi. Cioè, se si lavora per la vostra azienda a partire da domani per 10 anni con uno stipendio annuo di € 20.000, il risarcimento massimo di circa € 1.808 (corrispondente a 33 giorni lavorativi) moltiplicata per 10, che sono gli anni di servizio. 18.080 euro in totale, a fronte di 24.650 euro avrebbe applicato a 45 giorni di compensazione. I lavoratori che hanno già un contratto senza scampo della riforma relativa ai giorni di TFR. Se il precedente contratto conteneva un compenso massimo di 45 giorni per anno lavorato, questo sarà il vostro compenso, ma contando solo fino a ieri. D’ora in poi, negli anni a continuare a lavorare per la vostra azienda matureranno un risarcimento di 33 giorni. Cioè, se ci sono voluti 10 anni di lavoro per la sua azienda ed è stato licenziato l’anno prossimo in modo ingiusto (11 anni in totale), sarebbe responsabile il loro compenso in due tranche: l’equivalente di dieci anni con 45 giorni di compensazione e l’ultimo nel già in funzione la riforma del lavoro, con 33 giorni di compensazione.

E ‘più facile per le aziende di dire addio?

Le aziende che desiderano fare un disco di regolazione dell’occupazione (ERE), e quindi ammissibili al risarcimento minimo (20 giorni per anno lavorato fino a un anno) non avrà bisogno dell’approvazione dell’Autorità lavoro. Fino ad oggi, la maggior parte delle aziende che volevano applicare un pactaban ERE con la compensazione del consiglio di fabbrica, perché in questo modo, le autorità del lavoro ha avuto nulla da obiettare se non ci fossero irregolarità giuridiche. Per raggiungere l’accordo, il risarcimento tendevano ad essere più alto. Ora, senza frizione, la società ha chiesto l’ERE relativo ad una causa istituita per raggiungere questo obiettivo. Se c’è un conflitto con i lavoratori, solo un giudice può fermare il record.

Le ragioni per cui una società può pretendere di presentare un ERE espansione. Pertanto, estendendo i casi in cui la società pagherà TFR dal più basso (20 giorni per anno lavorato e un berretto di 12 mesi). Come spiegato dal ministro del Lavoro, le aziende possono effettuare licenziamenti di massa, se non sono solo in perdite. Inoltre se avete “perdite attuali o previsti” o “calo delle vendite per tre trimestri consecutivi.”

Ciò che distingue l’Italia dalla Spagna

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L’ex segretario di Stato per gli affari economici con l’PP e direttore del Center for Financial Studies presso l’Instituto de Empresa, Luis de Guindos, ha detto oggi che “ciò che distingue l’Italia dalla Spagna,” e ciò che rende il vostro debito e tasca fare meglio negli ultimi mesi, è l’attesa delle elezioni e la possibile vittoria del PDL. A suo avviso, i mercati hanno già scontato l’effetto di un nuovo governo, dato che “in Spagna si prevede che ci sarà un governo che approfondirà le riforme e sarà impegnata con loro e regolando il deficit”. Tuttavia, ha rilevato che la situazione sarà complicata da trovare: “Il nuovo governo ha ereditato un’economia stagnante e un deficit di bilancio che sarà sicuramente oltre il 6%”, che si prevede di raggiungere l’obiettivo che l’Esecutivo attuale. Dopo aver segnato un record nel mese di agosto, la pressione contro la Spagna e l’Italia nei mercati del debito ha cominciato ad ammorbidire a causa della decisione della Banca centrale europea (BCE) per riattivare il programma per acquistare obbligazioni dei paesi con problemi. Così il premio di rischio in entrambi gli stati, che è il migliore indicatore di fiducia nelle finanze di un paese e stabilisce premio richiesto dal suo debito verso gli spagnoli, è venuto a superare i 400 punti base.

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Dopo questo picco, però, cambiato ruolo e l’Italia ha superato la Spagna come il prossimo più probabilità di essere salvata in termini di premio al rischio, che è ritornata alla situazione che esisteva prima dello scoppio della crisi euro di debito. Gli Analisti hanno messo in evidenza che il ritardo del governo di Silvio Berlusconi per lanciare l’azione contro il deficit e il volume maggio del debito pubblico, rende difficile la programmazione di aste nel paese alpino nel tratto finale dell’anno. In un evento informativo organizzato dall’Associazione Giornalisti di informazioni finanziarie (APIE), De Guindos ha avvertito che per questo motivo, se il nuovo governo che emerge dalle elezioni dopo il 20-N, la cui vittoria andrà al PP come sondaggi, non intraprendere riforme e non soddisfa le aspettative, ci possono essere “una sorta di vendetta” dai mercati. La sua possibile presenza in futuro esecutivo perché il suo nome suona nei candidati prossimo ministro delle Finanze, ha risposto che ho citato non sono “pronti a qualunque candidato”, e ha sottolineato che Rajoy “ha attualmente una grande squadra economica il PP “. L’Economista ha incluso queste riforme con urgenza un nuovo aggiornamento del mercato del lavoro, la contrattazione collettiva ed il completamento della ristrutturazione del settore bancario.

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Così, nel lavoro, è stato invocato come base all’attuazione degli assi di un unico contratto e alla fine la prevalenza di livello superiore accordi sulla società, che è noto da consentire il ritiro. “La contrattazione collettiva, spiega parte l’ulteriore deterioramento dell’economia spagnola”, ha aggiunto. Tuttavia, la riforma fiscale è ritenuto necessario perché “il problema è che non c’è attività, in modo che l’IVA non cresce perché non c’è reddito e dell’imposta sulle società dei consumi non perché non vi è alcun beneficio”.

fonte: www.elpais.com

Salario Minimo Garantito

Si sente spesso parlare di “salario minimo“, ma esattamente che cosa si intende con questa definizione?. Si tratta di un sussidio erogato a favore di persone in stato di necessità, questione particolarmente attuale in Italia aq causa della crisi economica, e dell’inflazione . In Italia, attualmente, l’unica regione ad adottare una politica di questo tipo è il Lazio.

Per dare una spiegazione più approfondita ci rifacciamo alla recente nota esplicativa emessa dalla Provincia di Roma lo scorso 7 gennaio:

La Regione Lazio ha comunicato alle Province di aver trasferito a Poste Italiane SpA le risorse economiche per il pagamento del contributo del Reddito Minimo Garantito e che i cittadini beneficiari potranno riscuotere tale contributo a partire dal prossimo 15.02.2011.

I cittadini ammessi a questo beneficio presenti nelle graduatorie definitive di settembre 2010 e di gennaio 2011 riceveranno una raccomandata in cui saranno indicate le modalità di erogazione del contributo.

La Provincia di Roma, tra ottobre e dicembre 2010,  ha continuato a scorrere la graduatoria dei cittadini ammissibili al contributo pubblicata a settembre 2010 ed ha convocato 2845 cittadini per la presentazione della documentazione attestante il possesso di quanto autocertificato nelle domande.

Il 7 gennaio 2011 ha pubblicato le graduatorie definitive della prime 1892 posizioni, divise tra ammessi, ammissibili ed esclusi. I cittadini ammessi al beneficio sono risultati 1228. I loro nominativi e la documentazione necessaria per l’erogazione del contributo sono stati trasmessi alla Regione Lazio con nota prot. 10/2011 del 05.01.2011.

I restanti 953 cittadini convocati nello stesso periodo dovranno attendere che venga valutata la documentazione da loro consegnata.

Si ricorda che sino a questo momento la Provincia di Roma ha trasmesso alla Regione Lazio la graduatoria definitiva di 5498 beneficiari (inviando in data 18.10.2010, con nota prot. 158895, i dati aggiornati sui primi 3.675 cittadini beneficiari; in data 14.12.2010, con nota prot. 195166, i dati relativi agli ulteriori 595 nominativi; in data 05.01.2011, con nota prot. 10/2011 la graduatoria definitiva di ulteriori 1.228 cittadini beneficiari).

La Provincia di Roma sta inoltre procedendo a nuove convocazioni scorrendo la lista dei cittadini ammissibili (pubblicata a settembre 2010) fino ad esaurimento dei fondi regionali disponibili. Attualmente sono stati convocati i cittadini che hanno raggiunto il punteggio 15.

Si ricorda, infine, che i criteri per l’assegnazione dei punteggi, in base ai quali sono state formulate le graduatorie, sono indicati nella tabella della DGR 426 del 29 maggio 2009 (allegato A, articolo 2, comma 2 della Legge Regionale n° 4 del 2009 ed all’art. 7 del Regolamento Regionale attuativo).

La crisi d’Europa

La probabilità che la Grecia esca dall’area euro è del 50 per cento. Lo sostiene l’eocnomista Paul Krugman che ha parlato dal forum economico svizzero di Interlaken. Sono dichiarazioni di peso quelle del professore di Princeton ed editorialista del New York Times. Non basta dunque il sostegno di Fmi e Unione europea perché “il risultato che la Grecia otterrà fra 5 anni, dopo immensi sacrifici – dice Krugman -, sarà quello di vedere il proprio debito salire dal 115% al 140% del Pil. Per qualche ragione dovremmo credere che nel 2015 la Grecia riuscirà ad avere accesso ai mercati finanziari e tutto sarà risolto. Non riesco a capire come ciò debba funzionare”.

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Per Krugman i paesi dell’eurozona non concepiscono l’uscita di uno dei membri nel timore che questo possa spingere i risparmiatori a ritirare i propri soldi. Un’eventualità che potrebbe verificarsi comunque sull’impronta della crisi argentina, dice Krugman. L’economista dunque insiste nelle sue analisi e mantiene il mirino puntato sulla Grecia che ha un Prodotto interno lordo di 235 miliardi di euro nel 2009, meno del 2% del totale dell’Unione europea e il 2,5% dell’area euro. In ogni caso, mercato e osservatori guardano da un’altra parte. Prima di tutto verso la Spagna le cui banche hanno un’esposizione per 550 miliardi nei confronti del settore immobiliare. E poi verso l’Italia. Secondo il quotidiano americano The Wall Street Journal il salvataggio europeo della Grecia può aver semplicemente spostato il problema da un’altra parte, e senza volerlo aver deviato il bersaglio su un obiettivo molto più grande: “Per gli investitori, che evitano di scommettere contro una Bce che ha puntato l’attenzione sui bond di Grecia, Irlanda e Portogallo, la scommessa naturale è l’Italia”, scrive il Wsj.

Come guadagnare soldi in Borsa?

Soprattutto bisogna sapere come non perderli. Questa la risposta degli analisti di Financialred.com -che abbiamo incontrato alla fiera della Borsa Spagnola a Madrid (Bolsalia)- quando gli viene chiesto di spiegare il metodo per guadagnare soldi in Borsa . Nessun consiglio ottimista dunque, da parte degli analisti spagnoli; il terrore di questi giorni che si è sparso sui mercati finanziari europei ha colpito duramente i PIIGS e la Spagna è nel mirino di “tutte le agenzie di rating” dice Luis Ortiz de Zarate -autore di diversi libri su analisi tecnica e modelli d’ investimento in borsa- che ci consiglia di allontanarci dai mercati finanziari spagnoli al meno per un periodo. Secondo questo illustre analista spagnolo l’Ibex non è proprio da considerare come una fonte di guadagno nel breve termine, tutt’altro, “sarà soltanto fonte di guadagno per i ribassisti e neanche più di tanto, perché l’indice iberico subirà forti pressioni nel breve termine dal punto di vista fondamentale e le analisi degli esperti possono soltanto prevedere una parte della figura” aggiunge Ortiz de Zarate. Per la maggior parte degli investitori sarebbe pericoloso entrare in questo momento.

Nel video vediamo una delle conferenze tenute a Bolsalia da uno degli esperti della rete di Financialred. L’analista spiega agli investitori che il metodo per guadagnare soldi è un metodo statistico (elaborato personalmente da ogni analista indipendente) che ci permette di calcolare le perdite e non i guadagni. Cioè un calcolo matematico per prevedere quali saranno le perdite probabili e ridurne il peso in portafoglio. Una prospettiva utile per investire in momenti di forte volatilità.

La crisi

La crisi è stata parola dell’anno 2009 votata unanimemente per essere l’onnipresente diagnosi di ogni male: “la crisi”. E’ stato licenziato un genitore di un amico? “la crisi!”, non si trova lavoro dopo una laurea terminata perfettamente in corso con il massimo dei voti in ingegneria elettronica? “ah la crisi!”, ma anche argomenti più gratuiti, come: “il tasso di criminalità è in crescita!” “certo, con la crisi!”, oppure “non studierò all’università, tanto con la crisi non avrò lavoro” o simili profondissime riflessioni.

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La crisi finanziaria

Insomma, si può pacificamente affermare che a fianco al drammatico scenario di persone che hanno perso il lavoro dopo una vita di sacrifici e risparmi, spesso indebitandosi, per colpa di un manipolo di speculatori e squali di borsa, esiste anche un fenomeno di auto-indulgenza per cui tutto è permesso, tutto è lecito, tutto è accettabile perché siamo in crisi.

Una soluzione spesso di comodo, e penso in questo caso ai politici (che mi piace vedere come dei dipendenti statali, dei semplici funzionari ed impiegati, seppure ultrapagati da noi contribuenti) che senza ritegno affermano che è normale vedere sprofondare l’economia di un paese in una nera recessione senza fare sostanzialmente alcunché per il semplice motivo che “c’è crisi. E anzi, spesso nel resto d’Europa stanno peggio di noi.” Come se il pensiero che al di fuori dei nostri confini la gente stia ancora peggio di noi al posto che farci infuriare ancora di più dovesse in qualche modo tranquillizzarci, e riflettere su quanto si è fortunati a perdere tutto in un paese che comunque “sta meglio degli altri”. Ennesimo esempio di bieco e cinico egoismo. Insomma, se la parola del 2009 è stata senza dubbio “crisi”, in questo 2010 vorrei che la parola più usata fosse “ripresa”, o meglio ancora “ottimismo”.

Decreto anti crisi

Il decreto anti crisi del governo italiano ha racchiuso al suo interno variegatissime norme che talvolta hanno ben poco a che fare con interventi operativi per contrastare la crisi. Si tratta a tutti gli effetti di un ombrello legislativo che copre aree che vanno dal contrasto al gioco d’azzardo a normative sui sacchetti della spesa, o ancora norme riguardanti la regolarizzazione di colf e badanti, normative riguardanti i rimborsi per il caso Alitalia e così via.

Tiepidi gli articoli che si occupano delle normative riguardanti la lotta ai cosiddetti “paradisi fiscali” e alla lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa, o in nero. Fonte di particolare acritudine e critica è stata l’ambigua norma a proposito del cosiddetto “scudo fiscale”. Vediamo in dettaglio di cosa tratta questa controverso articolo del decreto anti crisi. Lo scudo fiscale può essere definito come una “corsia preferenziale” per il rientro dei capitali detenuti all’estero dagli imprenditori italiani in maniera illecita. Sui quali, cioè, non sono state pagate tasse e non sono mai stati dichiarati alla dogana. I capitali, in cambio di un quasi simbolico contributo percentuale da fornire alle casse dello stato del 5% dell’intero importo, in cambio del quale si soprassiede sulla violazione delle norme riguardanti l’espatrio dei capitali, e le conseguenti indagini sull’origine del capitale stesso, e le annesse salatissime multe.

Questa normativa, seppure ha avuto il merito di fornire liquidità e denaro corrente alle casse dello stato per interventi di arginamento riguardanti la perdita di lavoro di numerosissime persone, ha anche sollevato dubbi riguardanti l’eventuale fonte illegale dei capitali stessi. Si è anche rilevato come i capitali rientrati potrebbero essere fonte di riciclaggio da parte di pericolose organizzazioni criminali come mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Il debito giapponese

Il debito giapponese è salito a livelli così alti che i fondi pensione giapponesi, tra qualche anno, non potranno più acquistare il debito domestico. Oggi, solo il 4 per cento dei bond giapponesi vengono acquistati da investitori stranieri. Il resto è in mano alle famiglie o ai fondi pensione governativi. L’età media della popolazione però è molto elevata: il 22 per cento della popolazione è over-65. 
Il debito di Tokyo ormai è arrivato al 190 per cento del Pil e supererà i 200 punti tra meno di cinque anni. A breve molti cittadini andranno in pensione. E i fondi dovranno finanziare il sistema pensionistico e non avranno più denaro per acquistare debito. E’ un lento declino quello giapponese. La riforma fiscale – una promessa dell’ex premier Yukio Hatoyama – non è ancora stata attuata. Toccherà a Naoto Kan intraprendere l’impresa.

Pensioni Giapponesi

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