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Stato e Impero

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L’ autore fa un paragone con l’Impero Romano e dice che la causa del cambiamento del governo a Roma fu che il senato, il quale aveva una parte del potere esecutivo, e i magistrati, i quali avevano l’altra, non avevano, come il popolo, la facoltà d’impedire. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l’una terrà legata l’altra con la mutua facoltà d’impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto. Se nelle lettere persiane, come abbiamo visto, l’autore non ha risparmiato critiche al cattolicesimo ed alle sue maggiori figure, egli nello Spirito delle leggi ammorbidisce la sua posizione nei confronti della chiesa cattolica, entrando in contrasto con le concezioni del suo contemporaneo Voltaire il quale rimarrà sempre ostile al cattolicesimo, mostrando ammirazione per le religioni e per i popoli dell’Oriente, la cuisuperiorità religiosa, morale è fuori ogni discussione, in quanto gli orientali considerano il bene pubblico, il primo dei loro doveri, invece altrove (in Francia e in altri stati europei) questo non sempre è perseguito. Infatti in queste parole, si può cogliere, l’opinione di Montesquieu:73-pilgern-15

Il cristianesimo appare la religione che meglio s’accorda con il governo temperato, mentre la religione musulmana e i riti cinesi si accordano col dispotismo. L’autore continuando il parallelismo Occidente-Oriente, sostiene che in Europa gli stati devono essere di piccole dimensioni, in quanto esisterebbe una correlazione stretta che la lega l’estensione territoriale di una nazione con la libertà, infatti appena si hanno grandi imperi si ha pure il dispotismo: « Un grande impero presuppone un’autorità dispotica in colui che governa ». L’Asia è la terra del dispotismo e degli imperi immensi, 1′ Europa dei molti stati e della libertà, inoltre vi sono delle sostanziali differenze che interessano la vita economica dei due continenti, l’assetto politico istituzionale degli stati europei, permette loro di intraprendere scambi con molte civiltà e diverse realtà commerciali, su queste cose le nazioni europee hanno costruito la loro prosperità, gli stati dispotici non conoscono la cultura dello scambio internazionale, in quanto vivono isolati. Alla fine dell’analisi di questo lavoro che si è occupato di mettere in evidenza i caratteri essenziali dell’idea di Europa presente nelle opere di Montesquieu, possiamo dire che l’autore riconosce i meriti del “suo” continente, l’orgoglio di essere cittadino di uno stato europeo traspare quando si confrontano gli assetti politici istituzionali dei due continenti, tali divergenze si riflettono su tutte le maggiori attività dell’uomo, dalla religione, economia, stili di vita, alla vita sociale dell’uomo europeo. Anche se l’Europa di Montesquieu non è del tutto libera e democratica, e di ciò egli è consapevole, dalla configurazione del vecchio continente data dall’autore, si può notare come questo appare più vivibile se confrontato all’Asia, dove i primi segni di grande civiltà intravisti nella società europea sono del tutto sconosciuti. Nel corso dei secoli i princìpi di libertà e democrazia sono stati acquisiti da tutti gli ordinamenti dei maggiori paesi europei, anche se molto si dovrà lavorare perché le divergenze che interessano l’economia, i mercati finanziari, i sistemi giudiziari, vengano ridotte tra i venticinque stati membro dell’attuale Unione Europea, la costituzione europea (firmata a Roma dai capi di stato o di governo dei venticinque stati membro), rappresenta uno strumento per mezzo del quale i cittadini europei possono rafforzare la loro consapevolezza di una Europa libera e democratica. In Oriente, oggi, pochi sono gli stati che possono vantare un assetto politico istituzionale che poggi su una base democratica, la distanza non soltanto spaziale, tra le due civiltà, quella europea ed asiatica, non è stata ridotta nemmeno dall’intervento dei paesi occidentali, volto ad introdurre alcuni elementi di civiltà, valori e ideali tanto inalienabili quanto ancora sconosciuti, per i quali l’uomo europeo fin dall’epoca illuminista, non mai ha smesso di lottare per ottenerli e difenderli da ogni minaccia.

Nazione e rappresentanza

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La nazione deve essere espressa dai suoi rappresentanti, cittadini più interessati alla cosa pubblica, che devono informare sui bisogni dello stato, sugli abusi che si riscontrano e sui possibili rimedi. Sicuramente sarebbe molto più democratico dare la parola ad ogni cittadino, ma si incapperebbe in lungaggini e tutta la forza della nazione rischierebbe di essere arrestata per il capriccio di unsingolo. Inoltre è necessario che i rappresentanti siano eletti periodicamente e che ogni cittadinonei vari distretti abbia il diritto di esprimere il suo voto per eleggere il deputato. Montesquieu però prefigura una limitazione del diritto di voto, nega tale diritto a chi non è proprietario o in una situazione assimilabile a quella di proprietario, dotato di averi, quindi si basa sua una marcata differenziazione di stratificazione sociale. Tutto questo sembra limitativo, ma in seguito lo sviluppo del reddito reso possibile dalla società industriale, dai commerci, dall’artigianato imprenditoriale, farà aumentare il numero di cittadini rappresentanti interessati alla stabilità dello stato, permettendo gradualmente l’estensione del voto sino al suffragio universale. Montesquieu spiega la divisione dei poteri e definisce le rispettive sfere di attribuzioni, dicendo che il potere legislativo deve essere affidato al corpo dei nobili e al corpo che sarà scelto perrappresentare il popolo, ciascuno dei quali avrà le proprie assemblee e le proprie deliberazioni a parte. Pagina Generica Sfondo Nero copia (1)Il potere esecutivo deve essere nelle mani di un monarca perché questa parte del governo,  che ha bisogno quasi sempre d’una azione istantanea, è amministrata meglio da uno che da parecchi; mentre ciò che dipende dal potere legislativo è spesso ordinato meglio da parecchi anziché da uno solo. Infatti, se non vi fosse monarca, e il potere esecutivo fosse affidato a un certo numero di persone tratte dal corpo legislativo, non vi sarebbe più libertà, perché i due poteri sarebbero uniti, le stesse persone avendo talvolta parte, e sempre potendola avere, nell’uno e nell’altro. Se il corpo legislativo rimanesse per un tempo considerevole senza riunirsi, non vi sarebbe più libertà. Infatti vi si verificherebbe l’una cosa o l’altra: o non vi sarebbero più risoluzioni legislative, e lo Stato cadrebbe nell’anarchia; o queste risoluzioni verrebbero prese dal potere esecutivo, il quale diventerebbe assoluto. Se il corpo legislativo fosse riunito in permanenza, potrebbe capitare che se gli attuali deputati non si facessero sostituire da quelli nuovi, il corpo legislativo sarebbe corrotto e il male sarebbe senza rimedio. Quando diversi corpi legislativi si susseguono gli uni agli altri, il popolo, che ha cattiva opinione del corpo legislativo attuale, trasferisce, con ragione, le proprie speranze su quello che succederà. Ma se si trattasse sempre dello stesso corpo, il popolo, una volta vistolo corrotto, non spererebbe più niente dalle sue leggi, s’infurierebbe o cadrebbe nell’apatia. Il potere esecutivo, abbiamo detto, deve prendere parte alla legislazione con la sua facoltà d’impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all’esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d’impedire.

Il potere dello stato moderno (2°parte)

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Nel 1726 cede a titolo provvisorio la sua carica di presidente à mortier per 5000 franchi annui, nel

1728 è eletto membro dell’Accadèmie francaise, nello stesso periodo intraprese una serie di viaggi per l’Europa, nel 1729 arrivò a Roma, poi andò a Napoli, nel 1730 soggiornò in Inghilterra e divenne membro dell’accademia di Scienze di Londra. Nel 1733 fece stampare ad Amsterdam le Considérations sur la cause de la grandeur des Romains et de leur décadence, e probabilmente le réflexion sur la Monarchie Universelle. Nell’opera sulla grandezza e la decadenza dei Romani, Montesquieu riconosce le cause della grandezza dei Romani nell’amore della libertà, del lavoro e della patria, in cui erano allevati sin dall’infanzia; e le cause della loro decadenza nell’eccessivo ingrandimento dello stato, nelle guerre lontane, nell’estensione del diritto di cittadinanza, nella corruzione dovuta all’introduzione del lusso asiatico, nella perdita della libertà sotto l’impero. Nel 1745 legge 1′ Esprit des lois a Bordeaux al Barbot, al gusco e al figlio, e nel 1748 conclude i libri XXX e XXXI, dopo quindici anni di lavoro l’opera è completata, il successo è immediato: ventidue edizioni in due anni. Morì nel 1755 a Parigi, una buona parte della sua opera, non sistemata almomento della morte, fu conosciuta più tardi: è il caso di / miei pensieri, pubblicati nel 1899, delle Note di viaggio e delle Lettere, alcune delle quali apparvero addirittura nel 1941.476-665-large

2.2 Le lettere persiane

Romanzo epistolare scritto nel 1721, presenta i caratteri consueti a molte opere appartenenti al primo illuminismo. È una satira violenta dei costumi francesi, analizzati dal punto di vista di due viaggiatori persiani. I sarcasmi delle lettere non risparmiano né le istituzioni, né gli uomini del tempo. I personaggi, Usbek (Montesquieu) e Rica, essendo stranieri, vedono la Francia in modo distaccato, criticando vita e costumi di una società cattolica e assolutistica. Con la figura di Luigi XIV, Montesquieu vuole colpire il regime monarchico, delineando la sua concezione politica in netto contrasto con l’assolutismo di Thomas Hobbes (1588-1679). Per ciò che trattano, le lettere preannunciano lo spirito critico proprio dello “Spirito delle Leggi”, volto ad analizzare le caratteristiche, appunto, dello “spirito” che accomuna tutte le leggi umane. Lo stile di quest’opera è contraddistinto da due mode letterarie allora in voga: la descrizione di tipo documentaristico dei paesi stranieri e le impressioni di stranieri ignoranti sugli usi e costumi della società occidentale. In una lettera Montesquieu per bocca dei suoi personaggi parla di Luigi XIV monarca assolutista che tanto fece parlare di sé e che alla sua morte ciascuno ha pensato di trarre vantaggi da tale mutamento. L’attuale re, pronipote di Luigi XIV ha solo cinque anni ed un suo zio divenne reggente del regno. Il re defunto aveva lasciato un testamento che limitava l’autorità del reggente, ma questo abile principe ha fatto annullare le disposizioni del monarca, le istituzioni parlamentari hanno ceduto al tempo che distrugge tutto, allacorruzione dei costumi. Inoltre l’autore sempre per bocca del persiano Usbek parla del diritto pubblico e riconosce che l’Europa è più avanti dell’ Asia, in quanto questo è noto soltanto nel primo continente.

Il potere dello stato moderno

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In Francia, vari ministri che si succedettero a partire dagli anni Cinquanta del secolo tentarono di istituire un sistema fiscale equilibrato, ma la nobiltà di toga, che aveva ottenuto i propri titoli acquistandoli dalla Corona, guidò nei parlamenti l’opposizione alle iniziative del re, rivendicando il diritto di approvare i decreti regi al fine di difendere le libertà pubbliche contro il dispotismo del sovrano; in realtà essa difendeva i propri privilegi e auspicava il ritorno a un governo dell’aristocrazia. Tra gli intellettuali, l’opposizione alla monarchia fu invece guidata dai philosophes, sostenitori dell’esistenza di diritti naturali (vita, libertà, proprietà e autogoverno) e dell’idea che gli stati esistessero per garantire tali diritti: tali tesi erano assecondate soprattutto dalla borghesia che stava crescendo in numero, ricchezza e ambizione, e che aspirava a partecipare al governo della cosa pubblica. 9830_a23640I problemi finanziari dello stato si aggravarono dopo il 1740 con la ripresa di pesanti conflitti (la guerra di successione austriaca e la guerra dei Sette anni), al termine dei quali la Francia perse la quasi totalità del suo vasto impero coloniale in America, in Africa e in India. Nel 1778 la Francia intervenne contro la Gran Bretagna nella guerra d’indipendenza americana, sperando di riconquistare le colonie perdute. Questa speranza fu tuttavia delusa e la partecipazione alla guerra accrebbe il già oneroso debito nazionale. Il giovane e indeciso Luigi XVI si trovò ad affrontare una crisi finanziaria sempre più grave. Dopo che tutti i programmi di riforma adottati dai suoi ministri vennero bloccati dai parlamenti e da un’improvvisata assemblea di notabili, nel maggio del 1788 il re esautorò gli organi di opposizione. Ebbe inizio un lungo braccio di ferro che si concluse con l’assenso del sovrano a convocare gli Stati Generali, l’antico organo rappresentativo che non si riuniva dal 1615. La seduta di apertura fu fissata per il mese di maggio 1789: la Rivoluzione francese era alle porte. Il rinnovamento prodottosi nella speculazione filosofica e politica europea, in particolare inglese e francese, fornì un fondamentale sostegno ideologico a eventi diversi e geograficamente lontani. Insieme con la dichiarazione d’indipendenza delle tredici colonie atlantiche dal dominio britannico (1776) ciò accelerò la crisi dell’antico regime e il processo rivoluzionario francese (1789), che nel 1792 portò al crollo della monarchia di Luigi XVI facendo salire alla ribalta il Terzo stato, contrapposizione eterogenea all’aristocrazia e al clero. Presa la via della guerracontro l’intera Europa e fallita l’attuazione di una democrazia rappresentativa, la Francia aderì alla dittatura militare e imperialista di Napoleone Bonaparte (1799), per quanto ciò comportasse anche l’esportazione di molti di quei principi e di quelle libertà civili proclamate nella Dichiarazione dell’uomo e del cittadino del 1789. Charles Montesquiau nacque a Bordeaux, apparteneva ad una antica famiglia di magistrati, compì gli studi classici al collegio di Juilly presso Meaux, tenuto dagli Oratoriali. Nel periodo 1700-1705 studiò diritto a Bordeaux e si laureò in legge nel 1708 e si iscrisse nell’albo degli avvocati del parlamento di Bordeaux del quale divenne in seguito consigliere. Nel 1716 fu nominato accademico ordinario dell’Accademie des Sciences, Lettres et Arts di Bordeaux. Nel 1721 pubblica ad Amsterdam anonimo le Lettres persanes ed il successo fu immediato.

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