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Italia: ecco alcune misure per ridurre il debito

Dopo la lettera che la Banca Centrale Europea ha inviato all’Italia per indicare quali sono le misure da seguire per cercare di ridurre il debito e arrivare al pareggio di bilancio entro un paio di anni, il governo italiano sta pensando di vendere parte del suo patrimonio immobiliare, come le caserme e gli uffici appartenenti allo Stato, al fine di raccogliere fondi per riparare i loro conti pubblici.

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L’opposizione, tuttavia, ha sottolineato la necessità che “la raccolta di questa operazione è volta a ridurre il debito pubblico” che in Italia oltre il 120% del Pil, ha detto oggi il vice di Italia Valori (IDV), Antonio Borghesi. La vendita di uffici e caserme governo è, secondo i media italiani, citando fonti della maggioranza conservatrice al potere, una nuova ipotesi di lavoro in cui l’esecutivo ed essere incluso tra le nuove misure da inserire nel piano di aggiustamento di bilancio promosso dal governo di Silvio Berlusconi.

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Il 12 agosto il Consiglio Esecutivo dei Ministri ha approvato un piano di impostazione di 45.500 milioni di euro per il prossimo biennio, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Il pacchetto, approvato con decreto, arriverà la prossima settimana al Parlamento per la discussione e l’approvazione, ma in questi giorni ci sono state ipotesi sui cambiamenti e le nuove misure introdotte nel piano. Una delle misure in questo programma e ha suscitato sospetti di più è stato quello di rimuovere dalle prossime elezioni quelle province con meno di 300.000 abitanti e una superficie di meno di 3.000 chilometri quadrati. Una misura che, secondo stime della stampa, potrebbe portare all’eliminazione di trenta province e di incontrare il dissenso dei rappresentanti delle autorità provinciali. Un altro piano di punto che ha generato un notevole dibattito nel paese è stata chiamata la “tassa di solidarietà” che prevede un ulteriore prelievo del 5% del reddito annuo superiore a € 90.000 e il 10 per cento superiore alla 150.000.

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Questa misura sarebbe ottimale se tali provvedimenti fossero stati posti in essere insieme al licenziamento di personale ridondante, in modo da un lato ridurre il debito pubblico e non spendere la stessa quantità, per pagare gli stipendi dei funzionari, e dall’altro procedere alla vendita dei beni dello Stato, al fine di cancellare il debito Stato e ridurre le spese statali, per non “gettare denaro.” Altra cosa che ci si chiede è che cosa accadrà se alcuni servizi essenziali al momento a cura dello stato, tutto d’un tratto dovessero diventare privati.

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