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PMI Store

Sulla scia del Documento di Osservazioni e Proposte sull’Economia Sommersa (ottobre 2001), e delle intenzioni manifestate in occasione del Convegno «Misure legislative c Politiche di sviluppo nella lotta all’economia sommersa» (21 maggio 2002), il C N E L ha ritenuto opportuno proseguire l’approfondimento delle tematiche connesse a tale fenomenoe, con il documento di Osservazioni e Proposte in oggetto, analizzare i più recenti sviluppi della normativa in materia. Il presente Documento rappresenta il punto di arrivo dell’attività svolta dal Gruppo di Lavoro sull’Economia Sommersa che, grazie ad un ciclo di audizioni a Parti Sociali ed Istituzioni di 4 province campione, organizzato nello scorso mese di luglio, ha focalizzato l’attenzione sui risultati delle iniziative per l’emersione disciplinate dagli articoli 1-3 della legge 18 ottobre 2001, n. 383 («Primi interventi per il rilancio dell’economia»), evidenziandone nodi critici ed esperienze positive.

Il tema del lavoro irregolare e dell’economia informale è ormai da qualche anno oggetto di particolare attenzione da parte di decisori politici, organismi tecnici e studiosi. Ancora troppo alta è infatti l’incidenza del fenomeno sul PIL, come conferma uno studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale secondo cui la media dei paesi OCSE, nel periodo 1998-2000, si attesta al 14-16%.

L’esigenza di trovare una soluzione al problema è oggi avvertita, anche dall’opinione pubblica, come una questione di fondamentale importanza, dato che una drastica riduzione dell’entità del fenomeno darebbe un contributo per riportare a livello europeo la competitività del nostro paese.

Negli ultimi anni si sono succeduti alla guida del paese da un lato, e l’Unione Europea dall’altro, si sono impegnali a pollare avanti una politica per l’emersione volta ad individuare e favoriscono il proliferare delle attività sommerse e a combattere la preoccupante diffusione del fenomeno. Gli sforzi, che hanno visto partecipi, nell’ultimo decennio, sia le Forze Sociali che lo Stato nelle sue diverse articolazioni, hanno sicuramente contribuito ad una migliore conoscenza e capacità di lettura del fenomeno, e hanno consentito di fare un passo avanti, seppur non ancora sufficiente, rispetto agli inizi degli anni ’90. E del 1998 la Comunicazione della Commissione europea sul lavoro sommerso (COM 1998/ 219), che individua in una strategia mirata globale lo strumento essenziale per combattere il lavoro non dichiarato, invitando gli Stati membri a considerare la lotta al sommerso come parte della strategia generale per l’occupazione e la sicurezza. Solo un anno dopo, in occasione del Consiglio europeo del 22 aprile 1999, gli Stati membri adottano la Risoluzione 1999/C 125/01, relativa ad un codice di condotta per una più efficace cooperazione tra le Amministrazioni pubbliche degli Stati membri nella lotta contro l’abuso di prestazioni e contributi sociali a livello transnazionale e il lavoro sommerso.

La piena affermazione di tali principi si ha nel 2000: da quel momento, infatti, la lotta all’economia sommersa si rivela condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi occupazionali fissati in occasione del vertice di Lisbona (70% di occupati sull’intera popolazione attiva), e confermati nel vertice di Stoccolma (2001). Lungo questa direzione si pone la Risoluzione sulla trasformazione del lavoro non dichiarato in occupazione regolare, approvata lo scorso 20 ottobre dal Consiglio europeo dei Ministri degli Affari Sociali dei paesi membri (2003/C 260/01), che sancisce l’impegno comune ad intensificare la lotta al lavoro sommerso adottando il sistema del «coordinamento aperto», pur salvaguardando la competenza dei Governi nazionali.

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