Le funzioni dello stato (3°parte)
Pubblicato da Salvatore - 21/01/12 08:01:54 pm
La Costituzione all’art. 97, nella sezione riguardante la pubblica amministrazione, pone una riserva di legge in materia di organizzazione al fine di assicurare il buon andamento e l’imparzialità problema dell’organizzazione viene generalmente affrontato partendo dalla teoria dell’organo che è una derivazione della teoria dello Stato. non è un rapporto diretto come nella rappresentanza, ma un rapporto mediato dall’organo. Quindi non possiamo identificare l’organo con la
persona fisica che ne è titolare. Si sono visti allora gli organi come “istituzione” che attuano la volontà dell’ente e a cui sono preposti gli individui (S. Romano). Ma dietro queste definizioni vi è la visione dello Stato vista nella sua unità. Venuta meno questa sua unitarietà quale sarà la sua relazione con gli organi e degli organi fra di loro? La complessità delle relazioni giuridiche tra gli organi è ormai così evidente che per superarla bisogna ricorrere a minuziose discipline procedimentali che stabiliscono i rapporti tra i vari uffici.

Dietro il problema dell’organo sta il tema dello Stato di cui non si può dire più se sia un Ente o un aggregato di figure giuridiche soggettive (Giannini); i significati del termine Stato sono così numerosi (ne sono
stati contati 145 nel 1931), da non essere utilizzabili. Oltretutto non è più necessario ancorarsi ad un potere superiore sovrano, perché la sovranità è rimessa al popolo (art. 1 cost.), e negli ordinamenti a sovranità popolare si deve ammettere una molteplicità di centri di potere (pluralismo). In genere l’organizzazione viene in essere allorché viene individuata una funzione (ad es. l’esigenza dello sviluppo del meridione, per cui erano necessari interventi statali straordinari nel campo delle opere pubbliche e dell’agricoltura impose la nascita di un apparato amministrativo, Cassa per i l Mezzogiorno dotata di personalità giuridica
e di mezzi finanziari). Una funzione viene in evidenza e la disciplina che ne consegue viene distribuita e organizzata tra diversi uffici. Gli uffici pubblici sono così numerosi da rendere difficile una classificazione esaustiva. Uffici necessari sono quelli stabiliti da una norma di legge, se invece la potestà di istituirlo è lasciata all’apparato stesso, che può crearlo o meno, si è in presenza di uffici non necessari.
Vi è poi la distinzione in relazione alla durata in ordinari e straordinari. Quelli ordinari sono permanenti, i secondi sono a termine, cosi la Cassa per il Mezzogiorno, molte commissioni ministeriali. Il rischio degli uffici ordinari è quello che durino fino a che una legge apposita non ne dichiari la fine (negli USA sunset laws 1. tramonto). A termine sono pure le amministrazioni per obiettivi o di scopo. In relazione all’area in cui operano, gli uffici possono essere centrali, periferici, locali e misti. Centrali sono i ministeri che operano a Roma, periferici gli uffici dipendenti da quelli centrali ma posti in periferia (Provveditorato agli Studi rispetto al Ministero Pubblica Istruzione). Sono locali gli uffici di amministrazioni autonome, posti in periferia: regioni, comuni, provincie. Gli uffici misti hanno sede centrale, ma rappresentano anche interessi locali (C.E.R. Comitato per l’edilizia residenziale). In relazione alle strutture gli uffici possono essere semplici o complessi: il ministero è un ufficio,complesso.
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Data di pubblicazione: January 21, 2012
Categorie: PA Italiana, Politica italiana
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