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La crisi d’Europa

La probabilità che la Grecia esca dall’area euro è del 50 per cento. Lo sostiene l’eocnomista Paul Krugman che ha parlato dal forum economico svizzero di Interlaken. Sono dichiarazioni di peso quelle del professore di Princeton ed editorialista del New York Times. Non basta dunque il sostegno di Fmi e Unione europea perché “il risultato che la Grecia otterrà fra 5 anni, dopo immensi sacrifici – dice Krugman -, sarà quello di vedere il proprio debito salire dal 115% al 140% del Pil. Per qualche ragione dovremmo credere che nel 2015 la Grecia riuscirà ad avere accesso ai mercati finanziari e tutto sarà risolto. Non riesco a capire come ciò debba funzionare”.

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Per Krugman i paesi dell’eurozona non concepiscono l’uscita di uno dei membri nel timore che questo possa spingere i risparmiatori a ritirare i propri soldi. Un’eventualità che potrebbe verificarsi comunque sull’impronta della crisi argentina, dice Krugman. L’economista dunque insiste nelle sue analisi e mantiene il mirino puntato sulla Grecia che ha un Prodotto interno lordo di 235 miliardi di euro nel 2009, meno del 2% del totale dell’Unione europea e il 2,5% dell’area euro. In ogni caso, mercato e osservatori guardano da un’altra parte. Prima di tutto verso la Spagna le cui banche hanno un’esposizione per 550 miliardi nei confronti del settore immobiliare. E poi verso l’Italia. Secondo il quotidiano americano The Wall Street Journal il salvataggio europeo della Grecia può aver semplicemente spostato il problema da un’altra parte, e senza volerlo aver deviato il bersaglio su un obiettivo molto più grande: “Per gli investitori, che evitano di scommettere contro una Bce che ha puntato l’attenzione sui bond di Grecia, Irlanda e Portogallo, la scommessa naturale è l’Italia”, scrive il Wsj.

La banca nazionale

Una banca nazionale è una banca di proprietà dello Stato una banca ordinaria privata che opera a livello nazionale (al contrario di livello regionale o locale o internazionale eventi) negli Stati Uniti, un normale funzionamento della regolamentazione della banca privata nell’ambito di una struttura specifica, che può o non può funzionare a livello nazionale. In passato, il termine “banca nazionale” è stato usato come sinonimo di “banca centrale”, ma non è più utilizzato in questo senso oggi. Alcune banche centrali possono avere le parole “National Bank” nel loro nome, al contrario se una banca è denominata in questo modo, non è automaticamente considerata una banca centrale. Ad esempio, National-Bank AG di Essen, in Germania è una banca privata commerciale, proprio come National Bank of Canada di Montreal, Canada. D’altro canto, la National Bank of Ethiopia è la banca centrale di Etiopia e National Bank of Cambogia è la banca centrale della Cambogia.

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Signoraggio

Il signoraggio scritto anche seigneurage può avere i seguenti due significati: Il signoraggio derivante dalle monete specie metalli, è una tassa, aggiunta al prezzo totale di una moneta (contenuto di metalli e costi di produzione), che un cliente ha dovuto pagare, e che è stato inviato al sovrano politico della zona. Le Banconote hanno una tassa derivate dal signoraggio che è più indiretta, essendo la differenza tra interessi maturati sui titoli acquistati in cambio di banconote e i costi di produzione e distribuzione di tali banconote.Il signoraggio è una comoda fonte di entrate per alcune banche nazionali.

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Le riserve di valuta estera (chiamate anche riserve Forex o riserve FX dall’inglese Foreign Exchange Reserves) in senso stretto sono solo i depositi in valuta estera e titoli detenuti dalle banche centrali e autorità monetarie. Tuttavia, il termine in uso popolare include comunemente la valuta estera e la propria che ha in deposito la banca centrale; le materie prime come l’oro di cui dispone la banca centrale; le valute in circolazione o quelle che rimangono come fondo in altre banche centrali. Questa immagine del Forex è quella che comunemente viene usata da tutti gli operatori anche se sarebbe più esatto definirla come “riserve ufficiali internazionali” o “riserve internazionali”. Questi sono principalmente gli attivi di una banca centrale che detiene valore sotto la forma di riserve di valute differenti principalmente il dollaro statunitense, e in misura minore, l’euro, la sterlina inglese e lo yen giapponese. Le riserve vengo usate per coprire il passivo della e controllare il flusso dei tassi in nel caso di una economia chiusa o a influenzarlo nel caso di una aperta.

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Parlare di Borsa

Ebbene, come tanti blog abbiamo commesso il solito errore di scrivere di economia parlare di Borsa, mercati, e quant’altro senza pensare ad un vero e proprio dizionario finanziario che spieghi meglio determinati termini tecnici che spesso ci mettono k.o. Però prima di addentrarci in innumerevoli tecnicismi da capogiro, pensiamo ad una domanda semplice ma efficace: com’è nata la Borsa? Ecco allora a voi, un po’ di storia.La fondazione delle Borse si fa risalire secondo alcuni al Collegium Mercatorum dei Romani nel V sec. a.C.; altri invece affermano che la Borsa, quale è oggi generalmente intesa, ha avuto origine nel XV sec. nelle città mercantili delle Fiandre, della Francia, della Germania e dell’Italia.

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Dato il continuo aumentare delle corporazioni di arti e mestieri e delle connesse attività produttive e commerciali, i mercanti e i banchieri sentirono il bisogno di riunirsi a intervalli regolari e in luoghi prefissati, per svolgere i loro affari. Si ritiene che il termine derivi dalla denominazione di una famiglia di banchieri di Bruges, i Van de Bursen, i quali svolgevano il commercio del denaro in un palazzo il cui frontone era ornato dal loro stemma raffigurante tre borse.

Nel 1487 la città di Anversa, succeduta a Bruges come centro di traffici, fondò la prima Borsa dell’Europa occidentale e diventò la più importante città europea per il commercio del denaro; nel 1561 ad Amsterdam fu fondata una Borsa che sostituì quella di Anversa e che si dedicò sia alle contrattazioni di merci sia a quelle di valori. A Londra Thomas Gresham aveva fondato nella City, sin dalla seconda metà del XVI sec., il Royal Exchange che nel 1773 assunse il nome attuale di Stock Exchange.

In seguito furono costituite numerose Borse nelle principali città europee: nel 1685 fu fondata la Borsa di Berlino, nel 1699 quella di Basilea, nel 1762 quella di Vienna, nel 1792 quella di New York, meglio conosciuta sotto il nome di Wall Street dal nome della strada in cui si trova; nel 1801 quella di Bruxelles, nel 1808 quella di Milano, nel 1821 quella di Roma, nel 1831 quella di Madrid, nel 1850 quella di Ginevra, e in seguito quelle di Genova, Torino e di altre città italiane.

Le Borse hanno anche favorito la rapida mobilizzazione dei capitali e la loro concentrazione in imprese sempre più importanti nel campo nazionale e internazionale. Hanno così  reso possibile il grande sviluppo del capitalismo commerciale e industriale e dell’attività economica europea a partire dal XVI sec. Durante il XIX sec. e più ancora nel XX le Borse, in particolare quelle di Londra, New York e Parigi per la loro importanza finanziaria, svolsero la funzione di catalizzatori dell’economia mondiale, a ciò facilitate dai più perfezionati mezzi di trasporto e di comunicazione, dai più rapidi ed efficienti strumenti di informazione e di esecuzione degli ordini, dal più diffuso uso dei magazzini generali di deposito e delle sovvenzioni creditizie sulle fedi di deposito e note di pegno (warrants), dalla maggiore funzionalità delle banche e dalla creazione delle stanze di compensazione, nonché da una più completa e aggiornata legislazione che disciplina tutta la materia e dal coordinato e pieno riconoscimento degli usi di Borsa, cioè di norme speciali di rilevante importanza formale e sostanziale, sempre osservate, integrative delle norme di legge e aventi eguale obbligatorietà.

Borsa

Rappresentano il proseguimento logico e nel tempo, in forma moderna e continuativa, delle grandi fiere ed esposizioni periodiche che si tenevano nei secoli precedenti. Vi vengono trattati beni di forte produzione e di largo consumo (metalli, carbone, petrolio, gomma, cereali, caffè, zucchero, semi oleosi, vini, lana, cotone, seta, ecc.) in quantitativi tipici denominati lotti su campione o su denominazione univoca della specie preventivamente determinata, con notevole possibilità di trasmissibilità nel tempo e nello spazio.

Le contrattazioni si intendono a termine (cioè a scadenza fissa), sono svolte da personale autorizzato (commissionari o mediatori) e sono vincolate a condizioni particolari e a schemi tipici che regolano il mercato. La pluralità delle contrattazioni dà luogo alla formazione di prezzi medi utilizzati per la compilazione del listino che assume funzione ufficiale e quindi vincolante, per ogni riferimento di giusto prezzo nelle transazioni fuori Borsa e nelle piazze circostanti, nelle controversie, nelle liquidazioni coatte. I rapidi mezzi di comunicazione e la pubblicità che viene data a questi listini ufficiali permettono, con opportune operazioni di arbitraggio da parte della speculazione, di ottenere un quasi generale allineamento o livellamento dei prezzi su scala mondiale. La sola Borsa merci esistente in Italia, intendendo come tale un istituto funzionante analogamente alle Borse valori, è quella di Milano. In altre città quali Genova, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, ecc. si svolgono rilevazioni di prezzi e contrattazioni senza che si abbiano però le limitazioni e le garanzie offerte dall’istituzione delle Borse ufficiali.

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