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Che cosa sono gli Etf?

In questi ultimi tempi si parla spesso della nuova frontiera del mercato azionario per i risparmiatori: gli etf. Cosa si nasconde dietro questa sigla? Che utilità hanno? Quali vantaggi e quali svantaggi rispetto le tradizionali azioni di tutta la vita? Gli Exchange Traded Funds (Ecco cosa si cela dietro quella sigla: Fondi Indicizzati Quotati) sono una tipologia particolare di fondi le cui quote sono negoziate in tempo reale in borsa. Si tratta, insomma di una via di mezzo tra i fondi d’investimento e dei titoli azionari, e se si è arguti, si può riuscire a ricavare da essi i principali vantaggi di entrambe le tipologie borsistiche.

Etf from UMA. Disegno: www.eqiscapital.com

Etf from UMA. Disegno: www.eqiscapital.com

Va da se che se non si è preparati si può anche incorrere in una situazione in cui a prevalere sono gli svantaggi tipici di azione e di fondo d’investimento, dunque il consiglio è sempre lo stesso: non decidete esclusivamente in base al vostro istinto o al vostro non meglio specificato “senso per gli affari” ma studiare bene la situazione e le condizioni di mercato e, se possibile, rivolgetevi a un consulente specializzato di vostra fiducia per aiutarvi e seguirvi durante la scelta e la gestione dell’investimento.

Vediamo in dettaglio i vantaggi di questa forma ibrida di prodotto borsistico: gli Etf ottengono dalla loro tipologia simil-fondiaria la capacità di diversificazione del portafoglio tipica dei fondi d’investimento, elemento che riduce automaticamente i costi di investimenti sbagliati o rischiosi. Dal mercato di tipo azionario, invece, il Etf ricava la possibilità di conoscere ad ogni istante ed immediatamente il valore di mercato di ogni prodotto. Insomma, buoni investimenti e un augurio di splendide rendite a tutti i lettori.

Supporto

Un supporto, nell’analisi tecnica, è uno dei due concetti fondamentali per seguire e prevedere i movimenti di un valore sul mercato. Come per esempio il cambio delle valute internazionali che ogni giorno analizziamo su cambiodollaroeuro.com. Tornando al supporto sappiamo che ogni valore o titolo ha un prezzo evidenziato nelle grafiche con una linea nervosa e altalenante forzata dal cambiamento emozionale del mercato (offerta e domanda mutan d’accento e di pensier qual piuma al vento). Vendere al di sotto di questa linea significa vendere al di sotto del prezzo di mercato e comprare al di sopra significa pagare di più per lo stesso valore. Dunque, seguire l’analisi tecnica non è mai tempo sprecato per un investitore. Per prevedere i movimenti della linea dobbiamo stabilire il momento in cui la domanda sarà superiore all’offerta, e quindi l’inizio di un rimbalzo dei prezzi che torneranno a salire di nuovo. Idealmente il supporto è una zona oltre la quale il prezzo di un valore è troppo basso e necessariamente dovrebbe rimbalzare. È un limite psicologico. Graficamente è rappresentato da una linea orizzontale al di sotto del prezzo corrente. Questa linea dovrebbe contenere qualsiasi slancio ribassista. Con un supporto l’investitore dorme tranquillo.

Book! Buy! Sell! Sell sm

Infatti, gli investitori hanno sempre in mente un limite di perdite massimo per le loro azioni. Per garantire la pace cardiaca di un azionista il mercato sovente si appoggia sull’analisi tecnica per stabilire un limite comune. Una specie di terapia di gruppo per scongiurare una picchiata dei valori che si hanno in portafoglio. Conviene segnalare però che ogni analista tecnico stabilisce supporti e resistenze a modo suo e ciò crea sempre certi attriti. Gli investitori seguono il suo analista come chi tifa la propria squadra e sono sempre poco tolleranti con chi pensa che il suo supporto sia erroneo. Queste discussioni sfociano comunemente in un pandemonio di voci contrastanti e a volte in una guerra campale che destabilizza il mercato. Il risultato viene chiamato il gioco della Borsa.

Pil Italia

PIL Italiano, dove sei? Dov’è finita la dinamicità del sistema economico italiano, che per oltre mezzo secolo, dalla fine del secondo conflitto mondiale fino all’inizio degli anni Duemila ha realizzato una serie di crescita economica eccellente, con un 3% di crescita economica media? Dov’è la capacità imprenditoriale in grado di rispondere con una elasticità ed agilità un tempo senza pari alle problematiche nazionali ed internazionali? PIL Italia, rispondi!

L’Italia, si sa, è sempre stata ben più avanti, e spesso ben più lungimirante della sua classe politica. Ma il risultato del 2009, con un -5,1% di PIL Italia, ci riporta indietro ad un livello di reddito pari a quello che avevamo qualche decennio fa. Sicuramente il 2010 si presenta con delle prospettive ben più rosee, alcuni osano addirittura indicare un ottimistico (e forse irreale) obiettivo per quest’anno di un +1%. Ma il punto è: qualcosa si è rotto nella classe imprenditoriale italiana? Riusciremo a tenere botta, anche all’interno dell’Unione Europea, a giganti economici come Cina, Brasile, Russia e India (i cosiddetti BRICs)? La risposta ancora non è data a sapere, possiamo essere perlomeno grati all’euro e ad un certo rigore nei conti pubblici che dalla metà degli anni Novanta ci ha permesso di risalire una pericolosa china di indebitamento (anche a suon di salatissime e criticatissime tasse) che altrimenti ci avrebbe portato senza dubbio ad una situazione al limite di quello che abbiamo visto nei casi di Islanda (bancarotta dello stato), Irlanda, Grecia o Spagna.

Insomma, è mancato e manca ormai da 15 anni il contributo della politica, che da istituzione dedita al problem solving si è trasformata nel nostro paese in una istituzione dedita espressamente ed esclusivamente al problem making. Non è di questo che abbiamo bisogno, oggi.

La crisi

La crisi è stata parola dell’anno 2009 votata unanimemente per essere l’onnipresente diagnosi di ogni male: “la crisi”. E’ stato licenziato un genitore di un amico? “la crisi!”, non si trova lavoro dopo una laurea terminata perfettamente in corso con il massimo dei voti in ingegneria elettronica? “ah la crisi!”, ma anche argomenti più gratuiti, come: “il tasso di criminalità è in crescita!” “certo, con la crisi!”, oppure “non studierò all’università, tanto con la crisi non avrò lavoro” o simili profondissime riflessioni.

Cortoon from http://hometownboy.files.wordpress.com/2009/02/financial-crisis.jpg

La crisi finanziaria

Insomma, si può pacificamente affermare che a fianco al drammatico scenario di persone che hanno perso il lavoro dopo una vita di sacrifici e risparmi, spesso indebitandosi, per colpa di un manipolo di speculatori e squali di borsa, esiste anche un fenomeno di auto-indulgenza per cui tutto è permesso, tutto è lecito, tutto è accettabile perché siamo in crisi.

Una soluzione spesso di comodo, e penso in questo caso ai politici (che mi piace vedere come dei dipendenti statali, dei semplici funzionari ed impiegati, seppure ultrapagati da noi contribuenti) che senza ritegno affermano che è normale vedere sprofondare l’economia di un paese in una nera recessione senza fare sostanzialmente alcunché per il semplice motivo che “c’è crisi. E anzi, spesso nel resto d’Europa stanno peggio di noi.” Come se il pensiero che al di fuori dei nostri confini la gente stia ancora peggio di noi al posto che farci infuriare ancora di più dovesse in qualche modo tranquillizzarci, e riflettere su quanto si è fortunati a perdere tutto in un paese che comunque “sta meglio degli altri”. Ennesimo esempio di bieco e cinico egoismo. Insomma, se la parola del 2009 è stata senza dubbio “crisi”, in questo 2010 vorrei che la parola più usata fosse “ripresa”, o meglio ancora “ottimismo”.

Decreto anti crisi

Il decreto anti crisi del governo italiano ha racchiuso al suo interno variegatissime norme che talvolta hanno ben poco a che fare con interventi operativi per contrastare la crisi. Si tratta a tutti gli effetti di un ombrello legislativo che copre aree che vanno dal contrasto al gioco d’azzardo a normative sui sacchetti della spesa, o ancora norme riguardanti la regolarizzazione di colf e badanti, normative riguardanti i rimborsi per il caso Alitalia e così via.

Tiepidi gli articoli che si occupano delle normative riguardanti la lotta ai cosiddetti “paradisi fiscali” e alla lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa, o in nero. Fonte di particolare acritudine e critica è stata l’ambigua norma a proposito del cosiddetto “scudo fiscale”. Vediamo in dettaglio di cosa tratta questa controverso articolo del decreto anti crisi. Lo scudo fiscale può essere definito come una “corsia preferenziale” per il rientro dei capitali detenuti all’estero dagli imprenditori italiani in maniera illecita. Sui quali, cioè, non sono state pagate tasse e non sono mai stati dichiarati alla dogana. I capitali, in cambio di un quasi simbolico contributo percentuale da fornire alle casse dello stato del 5% dell’intero importo, in cambio del quale si soprassiede sulla violazione delle norme riguardanti l’espatrio dei capitali, e le conseguenti indagini sull’origine del capitale stesso, e le annesse salatissime multe.

Questa normativa, seppure ha avuto il merito di fornire liquidità e denaro corrente alle casse dello stato per interventi di arginamento riguardanti la perdita di lavoro di numerosissime persone, ha anche sollevato dubbi riguardanti l’eventuale fonte illegale dei capitali stessi. Si è anche rilevato come i capitali rientrati potrebbero essere fonte di riciclaggio da parte di pericolose organizzazioni criminali come mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Deficit publico

Il problema del deficit pubblico in Italia è un problema su cui intere generazioni di governanti (non troppe, data l’età media delle stesse e il ridottissimo intercambio generazionale) si sono scontrate, spesso senza troppi risultati tangibili. Si definisce il deficit publico come la differenza tra entrate e spese nell’anno corrente. Ad esempio, se nel 2009 sono entrati X miliardi di euro e sono stati spesi per vari interventi 2X miliardi di euro, nel 2009 avremmo un deficit di X miliardi di euro. In che cosa si differenza il deficit dal debito? Il debito è una serie consolidata di deficit. Cioè, se i deficit, al posto che essere corretti anno dopo anno si accumulano, questo diviene nel corso del tempo debito pubblico.

Il debito pubblico è la grande piaga del nostro paese, e fino all’inizio degli anni Novanta era in piena esplosione. Era giunto persino a sfiorare il 120% del prodotto nazionale lordo (PNL). Di questo debito, ogni anno, bisogna rendere “servizio agli interessi”, ed è spesso una voce rilevante in un paese fortemente indebitato come il nostro.

Al giorno d’oggi, per fortuna, le spese statali sono sotto controllo, sia a livello nazionale da parte della Corte dei Conti che a livello Europeo, e possiamo dire che anche in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando oggi, il deficit dello stato, pur avendo sforato le condizioni poste dalle direttive europee, è nel contesto attuale pienamente accettabile (recessione significa meno entrate e dunque, anche se le spese restano al livello dell’anno precedente o diminuiscono di poco, il deficit sarà comunque elevato). Il nostro debito resta comunque tra i più alti in Europa e nel mondo, pur non essendo paragonabile al livello d’indebitamento nipponico, in cui debito raggiunge un 180% sul PNL annuo.

Economia aziendale

L’economia aziendale è quella branca dell’economia che si occupa di elaborare teorie e conoscenze utili al fine di ottenere una buona gestione economica dell’impresa o dell’azienda in questione. In pratica, si tratta del sempreverde imperativo “massimizzare gli utili”. L’economia aziendale è una delle più antiche e più studiate scienze economiche, ed addirittura una delle più rilevanti all’interno delle cosiddette scienze umane e sociali.

economia aziendale

Esistono due visioni di fondo nella prospettiva economica aziendale: la visione microeconomica e l’approccio macroeconomico. In che cosa differiscono queste due famiglie? Il punto di vista microeconomico si occupa dell’analisi delle imprese e delle aziende partendo da un approccio di tipo micro, ovvero si considerano le varie possibilità di scelta da parte di un singolo consumatore o di una singola categoria di beni. E’ una buona scelta porre in vendita quel determinato articolo a quel prezzo? E’ un prezzo di mercato?

Invece la prospettiva macroeconomica si basa su una visione sistemica: quanto potranno ottenere una serie di imprese da una vendita di un numero x di oggetti ad un prezzo y? Si valuta l’insieme della tipologia di imprese presenti sul mercato e si valuta quante di esse potranno realmente sopravvivere, o quante ne potranno nascere nel caso ci sia spazio all’interno del mercato per nuove aziende. Si tratta di un argomento di studio tra i più gettonati anche per chi, finito il liceo, desidera ottenere l’indomani una posizione lavorativa sicura e il più possibile stabile e redditizia. Anche se tutte queste certezze sono state messe a dura prova dalla crisi mondiale che ha travolto anche l’Europa e il nostro paese.

Geithner contro Bush

Il segretario al Tesoro UsaTim Geithner, ha detto oggi che le istituzioni finanziarie devono rispettare la norma nuova sul capitale da partecipazione comune in maniera significativa. “Ci assicureremo che le imprese rispondano a queste nuove norme più rigorose, e alle azioni ordinarie che dovranno assorbire le perdite”, ha detto Bush durante un discorso all’Università di New York, sugli accordi internazionali cui presenta il lavoro il G-20 sui nuovi standard più elevati per il settore finanziario. “In contrasto con gli standard attuali, che consentono una varietà di forme di capitale, le nuove norme si applicano nel senso di equità comune, intesa come quella che può effettivamente assorbire le perdite quando una società ha dei problemi”, ha spiegato Geithner .

Tim Geithner

Sudafrica 2010 vende televisori

Mentre ci avviciniamo i Mondiali Sudafrica 2010, la percentuale di vendite di televisori cresce all’impazzata. Da quanto spiegano dipendenti di alcuni negozi italiani, l’acquisto di TV è aumentato di quasi un 40 per cento nelle ultime settimane. Il fenomeno delle vendite di televisori non fa comunque eccezione ai livelli di produzione mondiale e i guadagni generati dal mondiale 2010 si fanno sentire praticamente in tutti i settori . I più ricercati sono quelli di ultima tecnologia, anche se i loro prezzi sono di solito i alti, ma i consumatori fanno ricorso a prestiti personali per acquistarne uno. Tra i piu venduti ci sono i televisori che dispongono di tecnologia LED e LCD 3 D. Gli acquisti effettuati da appassionati di sport è sono riusciti a battere il record di vendite lo scorso Natale, quando un solo negozio riuscì a vendere più di 40 televisori in una sola giornata.

La palla del mondialie

La palla del mondialie

Sesso e Finanza

Sesso è di gran lunga la ricerca più alta in Google. Purtroppo, in Internet, uno dei contenuti più ricercati è proprio la pornografia o i siti che parlano di sesso. Fate un giro di ricerca a caso su Google con parole che contengano sesso e lo confermerete. I risultati sono di milioni di siti contro le poche centinaia di migliaia che parlano di sport, per esempio: tema quest’ultimo particolarmente educativo. Comunque questo trend della Rete non è di certo un segreto. Anzi. L’asta del dominio sex.com è pubblica. Il proprietario del dominio, Escom LLC, risulta in via fallimentare da mesi ed era disposto a vendere uno dei suoi beni più preziosi: L’ambito dominio di sex.com.

Il romanzo di Sex.com scritto da Kieren Mcarthy

Il romanzo di Sex.com scritto da Kieren Mcarthy

Questo mercato di compra vendita di domini, ancora poco conosciuto in Italia offre redditi che non s’immaginano neanche. Il famigerato sex.com venne a costare nel 2006 alla Escom niente di meno che 14 milioni di dollari. Dei dollari del 2006. Oggi, l’asta sarebbe partita da un’offerta minima di 18 o 20 milioni di dollari. Purtroppo l’asta slitta indefinitamente visto che Escom LLC è fallita prima di riuscire a vendere il dominio. Bisognerà aspettare che i soci e i creditori si mettano d’accordo per una prossima asta nel futuro.

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