italia. Tutti i nostri post che parlano di: italia

Successivamente puoi leggere gli articoli che i nostri autori hanno classificato nella tematica italia. Puoi navigare con un click su ogni titolo

Che cosa sono gli Etf?

In questi ultimi tempi si parla spesso della nuova frontiera del mercato azionario per i risparmiatori: gli etf. Cosa si nasconde dietro questa sigla? Che utilità hanno? Quali vantaggi e quali svantaggi rispetto le tradizionali azioni di tutta la vita? Gli Exchange Traded Funds (Ecco cosa si cela dietro quella sigla: Fondi Indicizzati Quotati) sono una tipologia particolare di fondi le cui quote sono negoziate in tempo reale in borsa. Si tratta, insomma di una via di mezzo tra i fondi d’investimento e dei titoli azionari, e se si è arguti, si può riuscire a ricavare da essi i principali vantaggi di entrambe le tipologie borsistiche.

Etf from UMA. Disegno: www.eqiscapital.com

Etf from UMA. Disegno: www.eqiscapital.com

Va da se che se non si è preparati si può anche incorrere in una situazione in cui a prevalere sono gli svantaggi tipici di azione e di fondo d’investimento, dunque il consiglio è sempre lo stesso: non decidete esclusivamente in base al vostro istinto o al vostro non meglio specificato “senso per gli affari” ma studiare bene la situazione e le condizioni di mercato e, se possibile, rivolgetevi a un consulente specializzato di vostra fiducia per aiutarvi e seguirvi durante la scelta e la gestione dell’investimento.

Vediamo in dettaglio i vantaggi di questa forma ibrida di prodotto borsistico: gli Etf ottengono dalla loro tipologia simil-fondiaria la capacità di diversificazione del portafoglio tipica dei fondi d’investimento, elemento che riduce automaticamente i costi di investimenti sbagliati o rischiosi. Dal mercato di tipo azionario, invece, il Etf ricava la possibilità di conoscere ad ogni istante ed immediatamente il valore di mercato di ogni prodotto. Insomma, buoni investimenti e un augurio di splendide rendite a tutti i lettori.

Pil Italia

PIL Italiano, dove sei? Dov’è finita la dinamicità del sistema economico italiano, che per oltre mezzo secolo, dalla fine del secondo conflitto mondiale fino all’inizio degli anni Duemila ha realizzato una serie di crescita economica eccellente, con un 3% di crescita economica media? Dov’è la capacità imprenditoriale in grado di rispondere con una elasticità ed agilità un tempo senza pari alle problematiche nazionali ed internazionali? PIL Italia, rispondi!

L’Italia, si sa, è sempre stata ben più avanti, e spesso ben più lungimirante della sua classe politica. Ma il risultato del 2009, con un -5,1% di PIL Italia, ci riporta indietro ad un livello di reddito pari a quello che avevamo qualche decennio fa. Sicuramente il 2010 si presenta con delle prospettive ben più rosee, alcuni osano addirittura indicare un ottimistico (e forse irreale) obiettivo per quest’anno di un +1%. Ma il punto è: qualcosa si è rotto nella classe imprenditoriale italiana? Riusciremo a tenere botta, anche all’interno dell’Unione Europea, a giganti economici come Cina, Brasile, Russia e India (i cosiddetti BRICs)? La risposta ancora non è data a sapere, possiamo essere perlomeno grati all’euro e ad un certo rigore nei conti pubblici che dalla metà degli anni Novanta ci ha permesso di risalire una pericolosa china di indebitamento (anche a suon di salatissime e criticatissime tasse) che altrimenti ci avrebbe portato senza dubbio ad una situazione al limite di quello che abbiamo visto nei casi di Islanda (bancarotta dello stato), Irlanda, Grecia o Spagna.

Insomma, è mancato e manca ormai da 15 anni il contributo della politica, che da istituzione dedita al problem solving si è trasformata nel nostro paese in una istituzione dedita espressamente ed esclusivamente al problem making. Non è di questo che abbiamo bisogno, oggi.

La crisi

La crisi è stata parola dell’anno 2009 votata unanimemente per essere l’onnipresente diagnosi di ogni male: “la crisi”. E’ stato licenziato un genitore di un amico? “la crisi!”, non si trova lavoro dopo una laurea terminata perfettamente in corso con il massimo dei voti in ingegneria elettronica? “ah la crisi!”, ma anche argomenti più gratuiti, come: “il tasso di criminalità è in crescita!” “certo, con la crisi!”, oppure “non studierò all’università, tanto con la crisi non avrò lavoro” o simili profondissime riflessioni.

Cortoon from http://hometownboy.files.wordpress.com/2009/02/financial-crisis.jpg

La crisi finanziaria

Insomma, si può pacificamente affermare che a fianco al drammatico scenario di persone che hanno perso il lavoro dopo una vita di sacrifici e risparmi, spesso indebitandosi, per colpa di un manipolo di speculatori e squali di borsa, esiste anche un fenomeno di auto-indulgenza per cui tutto è permesso, tutto è lecito, tutto è accettabile perché siamo in crisi.

Una soluzione spesso di comodo, e penso in questo caso ai politici (che mi piace vedere come dei dipendenti statali, dei semplici funzionari ed impiegati, seppure ultrapagati da noi contribuenti) che senza ritegno affermano che è normale vedere sprofondare l’economia di un paese in una nera recessione senza fare sostanzialmente alcunché per il semplice motivo che “c’è crisi. E anzi, spesso nel resto d’Europa stanno peggio di noi.” Come se il pensiero che al di fuori dei nostri confini la gente stia ancora peggio di noi al posto che farci infuriare ancora di più dovesse in qualche modo tranquillizzarci, e riflettere su quanto si è fortunati a perdere tutto in un paese che comunque “sta meglio degli altri”. Ennesimo esempio di bieco e cinico egoismo. Insomma, se la parola del 2009 è stata senza dubbio “crisi”, in questo 2010 vorrei che la parola più usata fosse “ripresa”, o meglio ancora “ottimismo”.

Decreto anti crisi

Il decreto anti crisi del governo italiano ha racchiuso al suo interno variegatissime norme che talvolta hanno ben poco a che fare con interventi operativi per contrastare la crisi. Si tratta a tutti gli effetti di un ombrello legislativo che copre aree che vanno dal contrasto al gioco d’azzardo a normative sui sacchetti della spesa, o ancora norme riguardanti la regolarizzazione di colf e badanti, normative riguardanti i rimborsi per il caso Alitalia e così via.

Tiepidi gli articoli che si occupano delle normative riguardanti la lotta ai cosiddetti “paradisi fiscali” e alla lotta all’evasione fiscale e all’economia sommersa, o in nero. Fonte di particolare acritudine e critica è stata l’ambigua norma a proposito del cosiddetto “scudo fiscale”. Vediamo in dettaglio di cosa tratta questa controverso articolo del decreto anti crisi. Lo scudo fiscale può essere definito come una “corsia preferenziale” per il rientro dei capitali detenuti all’estero dagli imprenditori italiani in maniera illecita. Sui quali, cioè, non sono state pagate tasse e non sono mai stati dichiarati alla dogana. I capitali, in cambio di un quasi simbolico contributo percentuale da fornire alle casse dello stato del 5% dell’intero importo, in cambio del quale si soprassiede sulla violazione delle norme riguardanti l’espatrio dei capitali, e le conseguenti indagini sull’origine del capitale stesso, e le annesse salatissime multe.

Questa normativa, seppure ha avuto il merito di fornire liquidità e denaro corrente alle casse dello stato per interventi di arginamento riguardanti la perdita di lavoro di numerosissime persone, ha anche sollevato dubbi riguardanti l’eventuale fonte illegale dei capitali stessi. Si è anche rilevato come i capitali rientrati potrebbero essere fonte di riciclaggio da parte di pericolose organizzazioni criminali come mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Deficit publico

Il problema del deficit pubblico in Italia è un problema su cui intere generazioni di governanti (non troppe, data l’età media delle stesse e il ridottissimo intercambio generazionale) si sono scontrate, spesso senza troppi risultati tangibili. Si definisce il deficit publico come la differenza tra entrate e spese nell’anno corrente. Ad esempio, se nel 2009 sono entrati X miliardi di euro e sono stati spesi per vari interventi 2X miliardi di euro, nel 2009 avremmo un deficit di X miliardi di euro. In che cosa si differenza il deficit dal debito? Il debito è una serie consolidata di deficit. Cioè, se i deficit, al posto che essere corretti anno dopo anno si accumulano, questo diviene nel corso del tempo debito pubblico.

Il debito pubblico è la grande piaga del nostro paese, e fino all’inizio degli anni Novanta era in piena esplosione. Era giunto persino a sfiorare il 120% del prodotto nazionale lordo (PNL). Di questo debito, ogni anno, bisogna rendere “servizio agli interessi”, ed è spesso una voce rilevante in un paese fortemente indebitato come il nostro.

Al giorno d’oggi, per fortuna, le spese statali sono sotto controllo, sia a livello nazionale da parte della Corte dei Conti che a livello Europeo, e possiamo dire che anche in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando oggi, il deficit dello stato, pur avendo sforato le condizioni poste dalle direttive europee, è nel contesto attuale pienamente accettabile (recessione significa meno entrate e dunque, anche se le spese restano al livello dell’anno precedente o diminuiscono di poco, il deficit sarà comunque elevato). Il nostro debito resta comunque tra i più alti in Europa e nel mondo, pur non essendo paragonabile al livello d’indebitamento nipponico, in cui debito raggiunge un 180% sul PNL annuo.

Trovi qui tutte le informazioni sulla finanza italiana e internazionale. Iscriviti ai nostri feed RSS per ricevere le ultime notizie.

Scrivi il tuo indirizzo e-mail e iscriviti:

Condiciones de uso de los contenidos | Responsabilidad

| Canale Italia