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Sommerso in Toscana: un fenomeno in crescita

Va da sé che i l fatto di abbassare il livello al disotto del quale si colloca il sommerso (operazione consentita dalla nuove stime) non significa che tali forme lavorative non continuino a presentare forme di atipicità rispetto al lavoro regolare standard. Riguardo alla seconda delle variabili considerate risulta infatti come l’entità della pena attesa si collochi, per la Toscana, su valori relativamente inferiori (quindi, ipoteticamente, meno disincentivanti) rispetto alle regioni del Nord e del Centro mentre, com’era da attendersi, è comunque considerevolmente superiore a quella calcolata per tutte le regioni del Sud. Dopo questo breve accenno che, oltre ad avere il merito di fornirci informazioni riguardo alla Toscana ci fa intravedere le possibilità insite nell’applicazione di misure indirette di stima a livello regionale, ritorniamo alle stime, in questo caso elaborate dall’IRPET sulla base delle procedure ISTAT, con riferimento alle nuove tipologie di lavoro elaborate dall’ISTAT.

Semmai va notato che per la Toscana le nuove stime portano a una crescita, anche se di meno di due punti percentuali, della quota di lavoro dipendente irregolare (dal 19,4% al 21%), mentre a livello nazionale tale incremento non supera lo 0,5% (da 17,6% a 18,1%). Discorso assai diverso merita il lavoro autonomo. Qui, pur a fronte di una generalizzata e consistente flessione, troviamo un andamento diverso a seconda del contesto a cui facciamo riferimento. Nel caso della Toscana il lavoro indipendente non regolare passa dal 38,1% al 7,9% con una riduzione di oltre 30 punti percentuali; a livello nazionale, invece, tale riduzione è inferiore (circa 25 punti percentuali) e raggiunge il 24,9% (da 33,5% a 8,6%). Se quindi nel corso dell’analisi precedentemente svolta era stata enfatizzata la presenza in Toscana di quell’area elusa, non riconosciuta o non riconoscibile, nel nuovo quadro delineatosi a partire dalle più recenti stime, tale caratteristica peculiare viene a perdersi e, addirittura, i lavori sommersi, flessibili o nuovi nell’area dell’occupazione autonoma raggiungono percentuali inferiori a quelle nazionali.

Abbiamo precedentemente visto come il lavoro non regolare abbia incidenze settoriali diverse; anche a questo proposito l’adozione delle nuove stime ha introdotto significativi mutamenti. Il più macroscopico riguarda senz’altro l’agricoltura, settore nel quale, secondo le precedenti stime, il 70% dei lavoratori risultavano occupati, senza significative differenze rispetto all’Italia, inmodo non regolare. Tale percentuale è scesa in Toscana al 13,5% stavolta contro un valore più che doppio dell’Italia (29,2%). D’altra parte tra i dipendenti l’area della non regolarità è in Toscana del 37% contro il 55% dell’Italia, e nell’ambito del lavoro autonomo i corrispondenti valori sono del 6% e del 14%. Rispetto all’Italia la nostra regione continua invece a caratterizzarsi per una maggiore irregolarità soprattutto nel settore industriale e in particolare tra i dipendenti: 12,5% di non regolari in Toscana contro il 6,5% dell’Italia. Ancora lievemente superiore la presenza di dipendenti non regolari tra le attività assicurative e di servizio alle imprese (31% contro il 23%). L’ulteriore dettaglio (per tipologia economica) presentato non aggiunge molto a quanto detto; semmai può valere la pena di sottolineare la maggiore presenza di stranieri in agricoltura e nelle costruzioni così come la più elevata quota di lavori temporanei irregolari e non dichiarati nell’industria.

Le unità di lavoro irregolari dipendenti (3°parte)

Allo stato attuale, n o n essendo possibile ripercorrere la metodologia ISTAT nella nuova configurazione a causa soprattutto della n on disponibilità d i gran parte delle nuove basi dati utilizzate dall’Istituto, ed essendo tuttavia ugualmente di estremo interesse i l fatto di disporre di stime a livello locale, l’unica possibilità è quella di correggere le precedenti stime i n modo da eliminare o quantomeno ridurre la distorsione sistematica riguardante alcuni segmenti occupazionali e alcune branche.

Questo è possibile, entro certi l i m i t i , utilizzando opportunamente le informazioni ricavabili i n Calzaroni (Calzaroni 2000). In questo lavoro, fra le altre cose, viene proposto un confronto a livello nazionale per le diverse posizioni professionali e c on la distinzione dipendenti/indipendenti, senza alcun dettaglio settoriale, fra le U L A 1991 calcolate i n base sia alle vecchie e alle nuove definizioni e s ia i n base al vecchio e al nuovo metodo d i calcolo. Per quanto riguarda i l dettaglio settoriale, invece, alcune indicazioni possono essere tratte confrontando le stime 1997 ante-revisione con le corrispondenti stime secondo le nuove definizioni d i c u i a l lavoro citato (pubblicate a livello nazionale e con dettaglio di 6 branche settoriali). S u l l a base d i tali dati è possibile farsi un’idea, almeno per sommi capi, delle variazioni intervenute. Inoltre se si accettano alcune ipotesi (fortemente semplificatrici ma senza le quali è impossibile procedere) quali l’invarianza nel tempo e sul territorio delle modifiche intervenute, è possibile derivare da tali dati una serie di correttori sulla base dei quali aggiornare le vecchie stime. In particolare dal confronto menzionato si evince che la nuova metodologia ha apportato due ordini di cambiamenti: i l primo, che p u ò essere chiamato effetto definizioni, opera una semplice riallocazione delle ULA fra le diverse categorie lavorative senza tuttavia alterarne i l totale complessivo; i l secondo, che potremmo chiamare effetto metodologia, a parità di criteri definitori provoca variazioni nei totali di ciascuna categoria lavorativa. Sulla base d i queste considerazioni è pertanto possibile calcolare dai dati riportati nel lavoro d i Calzaroni u n correttore per l’effetto definizioni, che appunto produce una semplice riallocazione delle U L A fra le diverse posizioni professionali senza tuttavia alterarne i l totale, e correttore per l’effetto metodologia, che come detto a parità d i criteri definitori provoca variazioni nei totali per ciascuna

categoria lavorativa. Inoltre, una volta corrette per tali effetti le vecchie stime 1997 a livello nazionale, dalle differenze residue fra le vecchie stime corrette e le nuove stime, per branca e posizione professionale, è possibile derivare un terzo ordine di correttori che per ciascuna branca effettua una riallocazione delle ULA stimate fra le diverse posizioni professionali (regolari, irregolari + non occupati con ore, plurime non regolari, gli stranieri sono esclusi). Una volta fatto questo, per correggere le vecchie stime a livello locale basta applicare a queste le 3 batterie di correttori nella esatta successione di c u i sopra per ottenere le stime riviste secondo i nuovi criteri ISTAT) correttore per l’effetto definizioni; II) correttore per l’effetto metodologia) correttore residuo per branca.

Le unità di lavoro irregolari dipendenti

Le unità di lavoro irregolari dipendenti rappresentano l’area sommersa o a i margini del lavoro dipendente non essendovene traccia nei l i b r i paga delle imprese; con riferimento al lavoro autonomo, l’irregolarità è definita dalla mancanza di una precisa identificazione localizzativa della impresa, per cui in questa categoria possono rientrare non solo i lavoratori a domicilio o conto terzisti che svolgono l a propria attività i n luoghi non identificabili come sede di impresa, ma, secondo lo stesso criterio, anche g l i ambulanti, gli intermediari, le piccole attività professionali ecc. Inoltre, nel caso dell’agricoltura, nelle posizioni irregolari, sono comprese le attività regolari di durata inferiore ai 180 giorni. Le unità di lavoro dei non dichiarati (persone che pur non definendosi occupate dichiarano d i aver effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento) costituiscono la parte decisamente più sommersa o perché molto informale e di conseguenza non riconosciuta dal rispondente (sia nel censimento della popolazione sia nell’indagine sulle forze di lavoro) o perché volontariamente elusa. Per quanto riguarda gli stranieri n o n residenti, l’aggregato comprende solo coloro che, con permesso d i soggiorno scaduto o come clandestini (senza permesso di soggiorno), svolgono attività i n modo volontariamente sommerso.

Le doppie posizioni lavorative sono infine quelle di chi svolge più attività in sedi diverse di impresa; si tratta in prevalenza di lavoratori autonomi (titolari di più imprese o unità locali) ma anche tra i dipendenti è possibile trovare questa tipologia (nel lavoro domestico, ad esempio, ma anche nel lavoro turistico, nelle costruzioni, nei trasporti). In sintesi, l’area del lavoro non regolare, letto nelle unità d i lavoro, copre

molta parte di quei lavori che o sono al margine della regolarità normativa o dichiaratamente sommersi o molto informali.

La revisione della metodologia ISTAT

Come precedentemente indicato, l’ISTAT ha rivisto definizioni, classificazioni e con esse l a metodologia di calcolo delle ULA, sulla base del nuovo SEC 95. I dettagli circa l a nuova procedura sono stati comunicati recentemente in alcuni lavori scientifici (Baldassarini 2000 e Calzaroni 2000), ma finora non sono stati ancora comunicati secondo i consueti canali d i diffusione dell’Istituto. Inoltre i risultati pubblicati a oggi non hanno ancora la ricchezza informativa dei precedenti. Infatti finora ISTAT ha pubblicato le ULA col seguente dettaglio: a livello nazionale con 50 branche settoriali (la nuova classificazione per branca non è però confrontabile con la vecchia, vedi punto 5 d i seguito) con l a distinzione per dipendenti e indipendenti; a livello regionale con u n dettaglio settoriale minore (24 branche) sempre suddivise indipendenti e indipendenti. In entrambi i casi quindi n o n è stata ancora fornita alcuna distinzione per categoria lavorativa. In questo contesto d i sostanziale novità e allo stesso tempo di carenza informativa si è comunque voluto tentare una stima che potrà essere successivamente rivista alla luce dei nuovi dati disponibili. Tornando adesso alle questioni più strettamente metodologiche, il core della nuova procedura ISTAT è per sommi capi analogo a quello precedentemente descritto e si basa ancora sul confronto CP – CIS; tuttavia le novità introdotte sono numerose.

L’occupazione del sommerso (3°parte)

Per i soli lavoratori dipendenti (per i quali è verosimile una discordanza fra la dichiarazione CP, fornita dal lavoratore, e quella del CIS, data dal datore di lavoro) l’ISTAT, nella procedura di costruzione delle U L A a livello regionale, utilizza un metodo di correzione della classificazione delle attività economiche del CP detto “metodo delle filiere”. Tale metodo è stato adattato e applicato dall’IRPET a livello di comune. Nell’ultima versione dell’algoritmo IRPET sono stati implementati alcuni controlli ulteriori per tenere in esplicita considerazione alcuni vincoli alle stime locali derivanti da quelle regionali d i fonte ISTAT.

3. Stima delle PL regolari, irregolari, plurime nei settori extra-agricoli: una volta armonizzati e resi comparabili C P e CIS, le differenze che si continuano a riscontrare a livello di singola ateco “cessano d i avere aspetto di discrepanza statistica e assumono significato economico” (ISTAT 1991 ). Su questa base è possibile stimare le diverse posizioni lavorative mediante opportune differenze fra aggregati del CP (corretto) e del CIS. Confrontando i l CP e i l CIS per singola classe ateco e singolo luogo si possono verificare due casi: CP>CIS

L’ ISTAT pubblicato a livello nazionale compete a ciascun comune. Una volta fatto questo, combinando le matrici comune x etnia (CE) e ateco x etnia (AE) si arriva a quantificare come P L degli S T R d i ciascun comune si ripartiscono fra le diverse ateco. A questa metodologia fa eccezione i l dato relativo alla branca dei trasporti marittimi che deve essere stimato a parte.

7. Passaggio da PL a ULA: le cinque tipologie di posizioni lavorative, calcolate per dipendenti e indipendenti a livello di singola ateco a 5 cifre, vengono riportate alle 37 branche della contabilità e, attraverso opportuni coefficienti di riduzione calcolati dall’ISTAT a livello nazionale, sono trasformate i n ULA.

8. Stima per gli anni successivi al 1991: per quanto riguarda gli anni successivi al 1991, u n a stima a livello locale sembra difficilmente percorribile, stante l a mancanza d i informazioni a livello subregionale sufficientemente affidabili. Tuttavia la disponibilità del censimento intermedio 1996 rende possibile una nuova stima delle U L A per tale anno, stima che c on qualche accorgimento può essere estrapolata al 1997.

Le tipologie lavorative

Le diverse modalità d i partecipazione al lavoro rappresentate dalle cinque tipologie di U L A possono essere lette nel modo seguente. La regolarità va intesa come svolgimento d i attività p r i n c i p a l i o uniche degli occupati dipendenti regolarmente iscritti nei l i b r i paga delle imprese e degli indipendenti che svolgono l a loro attività i n luoghi d i lavoro identificabili come tali; nell’agricoltura sono comprese i n questa categoria solamente le posizioni lavorative dei salariati fissi con contratto superiore a 180 giornate e degli indipendenti c on analogo impegno di lavoro. Come si comprende la regolarità è intesa esclusivamente (con l’eccezione dell’agricoltura che introduce il tempo) in senso normativo-contrattuale, per c u i i n questa categoria sono comprese sia le posizioni lavorative degli stranieri regolarizzati, ma anche di tutti coloro che svolgono attività parziale, temporanea, stagionale o con contratti d i formazione.

Come cambiare lavoro

Come cambiare lavoro? È una domanda che molti internauti rivolgono spesso alla rete. Soprattutto le persone giovani che dopo aver compilato il loro curriculum vitae e aver raggiunto il primo lavoro non trovano quello che aspettavano e sentono la tentazione di scappare. La prima cosa da fare prima di cambiare lavoro è informarsi bene e chiarire i nostri obiettivi. Vi proponiamo una lista di consigli su come cambiare lavoro che riteniamo molto utile, arriva da jobsearch.

job_search

1. Valuta il livello di soddisfazione nel lavoro attuale. Dal momento della decisione di cambiare di lavoro sarebbe idoneo tenere un diario giornaliero rispondendo a domande come:  Quali aspetti del mio attuale lavoro mi piacciono? Quali non? Come è il mio rapporto con le persone? Mi riconosco nella  cultura aziendale?

2. Valutare i tuoi interessi, valori e competenze. Elabora una recensione di ruoli passati nei quali ha sentito una sensazione di successo.

3. Elabora una lista di idee per lavori alternativi e cerca un appoggio in famiglia. Non lasciare mai un posto di lavoro se non conti con una lista ben munita di alternative o se non conti con l’appoggio della tua famiglia.

4. Individua il settore che unisce tutte le aziende “alternative” della tua lista e cerca di approfondire nella specializzazione di questo campo, trovando una nicchia ancora più piccola dentro al tuo stesso settore.

5. Leggi il più possibile su questo settore e cerca  di raggiungere contatti personali con professionisti di quelle aree. Non dimenticare i social network!

6. Una pratica comune negli Stati Uniti è il shadow worker. Cioè la persona che lavora per un brevissimo periodo di tempo in una azienda affiancandosi ad un’altra persona che svolge il lavoro per il quale la prima sta concorrendo. In questo caso l’azienda deve essere molto interessata a fornire informazione al candidato. È una pratica utile per realizzare se è il nostro lavoro perfetto. Peccato che in Italia pochissime aziende accettino questo sistema.

8. Esaminare le opportunità educative che offre il nuovo campo. Considerare l’iscrizione ad un corso serale in una istituzione educativa vicina a casa dove poter studiare brevi corsi specializzati in tecniche che potrebbero tornarci utili nel prossimo lavoro

9. Cerchiamo sempre di dare una nuova opportunità al vecchio lavoro. Succede spesso che chi non segue i primi otto consigli si ritrova a cambiare lavoro quando in realtà poteva benissimo risolvere le sue necessità nel posto attuale. Verifichiamo una e più volte che quello che vogliamo sia proprio impossibile nel attuale lavoro. Prima, ovviamente, dobbiamo avere molto chiaro cos’è quel che vogliamo.

10. Finalmente considerare i ruoli alternativi all’interno del vostro settore/compagnia attuale utilizzando la conoscenza del settore che già avete. Se nemmeno così siete convinti a restare fate il salto. Con degli obiettivi chiari arriverete in porto prima di chiunque altro.

1. Valuta il livello di soddisfazione nel lavoro attuale. Dal momento della decisione di cambiare di lavoro sarebbe idoneo tenere un diario giornaliero rispondendo a domande come:  Quali aspetti del mio attuale lavoro mi piacciono? Quali non? Come è il mio rapporto con le persone? Mi riconosco nella  cultura aziendale?

2. Valutare i tuoi interessi, valori e competenze. Elabora una recensione di ruoli passati nei quali ha sentito una sensazione di successo.

3. Elabora una lista di idee per lavori alternativi e cerca un appoggio in famiglia. Non lasciare mai un posto di lavoro se non conti con una lista ben munita di alternative o se non conti con l’appoggio della tua famiglia.

4. Individua il settore che unisce tutte le aziende “alternative” della tua lista e cerca di approfondire nella specializzazione di questo campo, trovando una nicchia ancora più piccola dentro al tuo stesso settore.

5. Leggi il più possibile su questo settore e cerca  di raggiungere contatti personali con professionisti di quelle aree. Non dimenticare i social network!

6. Una pratica comune negli Stati Uniti è il shadow worker. Cioè la persona che lavora per un brevissimo periodo di tempo in una azienda affiancandosi ad un’altra persona che svolge il lavoro per il quale la prima sta concorrendo. In questo caso l’azienda deve essere molto interessata a fornire informazione al candidato. È una pratica utile per realizzare se è il nostro lavoro perfetto. Peccato che in Italia pochissime aziende accettino questo sistema.

8. Esaminare le opportunità educative che offre il nuovo campo. Considerare l’iscrizione ad un corso serale in una istituzione educativa vicina a casa dove poter studiare brevi corsi specializzati in tecniche che potrebbero tornarci utili nel prossimo lavoro

9. Cerchiamo sempre di dare una nuova opportunità al vecchio lavoro. Succede spesso che chi non segue i primi otto consigli si ritrova a cambiare lavoro quando in realtà poteva benissimo risolvere le sue necessità nel posto attuale. Verifichiamo una e più volte che quello che vogliamo sia proprio impossibile nel attuale lavoro. Prima, ovviamente, dobbiamo avere molto chiaro cos’è quel che vogliamo.

10. Finalmente considerare i ruoli alternativi all’interno del vostro settore/compagnia attuale utilizzando la conoscenza del settore che già avete. Se nemmeno così siete convinti a restare fate il salto. Con degli obiettivi chiari arriverete in porto prima di chiunque altro.

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